venerdì 16 dicembre 2011

L'uomo neoterico, 2a parte: dottrina dell'11mo comandamento


Di Marino Mariani 
Idillio dei bambini e degli animali

Facevo la terza elementare, eravamo nel bel mezzo dell’anno scolastico, quando mio padre fu trasferito dalla città ad un paesino che faceva parte del Governatorato di Roma, che si chiamava, per l’appunto, Cesano di Roma. Aveva la carica di “Delegato Governatoriale”, che costituiva indubbiamente una promozione, non certo una condanna all’esilio o, come si diceva allora, un invio al “confino”. Dall’anonimato della grande città venivamo sbalzati in una sede invero modesta ma dove la nostra famiglia, ora che rappresentavamo la massima autorità amministrativa, balzava in primo piano ed era sotto il fuoco dell’opinione pubblica che non ci risparmiava elogi e, probabilmente, pettegolezzi. I nostri interlocutori per censo e lignaggio, erano il parroco, l’ufficiale postale, il medico condotto, la levatrice, il direttore della scuola elementare, il comandante della tenenza dei carabinieri e qualche ricco possidente. Sopra mio padre c’era il segretario politico Polletti di stanza a Roma, che faceva saltuarie visite nel nostro paesello. Che una volta ci invitò nella sua lussuosa abitazione a Roma e ci mostrò la sua Enciciclopedia Treccani nel suo bel mobile in Chippendale massiccio (Cinquant’anni dopo anch’io acquistai, per diversi milioncini di lire, l’Enciclopedia Treccani originale degli anni ’30, col loro mobile, da un antiquario di piazza Fontanella Borghese). Di quei tempi il sabato era il “Sabato Fascista”, e da Roma venivano due giovani graduati della Milizia, Ceciarelli e Fumagalli, a farci marciare e cantare gli inni patriottici. E noi Balilla, assieme alle Piccole Italiane, marciavamo e cantavamo “Giovinezza” con due ritornelli supplementari. Di cui il primo era rivolto al Sovrano Vittorio Emanuele, e diceva “E per Vittorio Emanuele, eja eja alalà”. Ma, nella mente di quei piccoli figli di contadini e di modesti artigiani il nome del Re veniva interpretato come “Vittorio e Manuele”, per cui il secondo ritornello, che era: “E per Benito Mussolini, eja eja alalà”, veniva cantato così: “E per Benito e Mussolini, eja eja alalà”. Finchè rimasi a Cesano, nonostante l’intervento dei graduati, ma anche degli insegnanti, l’esecuzione di quei ritornelli rimase immutata ed anch’io mi uniformai. Dopo la marcia ed il canto di inni patriottici, venivamo adunati nel campo sportivo ove venivano lette le disposizioni del partito. Una di queste stabiliva che: “Ogni qualvolta veniva citata la persona del Duce, bisognava scattare sull’attenti”. Prima di tornare a Roma, la sera, Fumagalli e Ceciarelli venivano a cenare a casa nostra, ed era una piccola lieta festicciola. Zia Giulia, dopo un accurata indagine, stabilì che Ceciarelli era un nostro parente, perché, in quanto nipote della signora Pieralice…Durante questo piccolo banchetto, il Duce veniva citato spesso ed io, puntualmente scattavo sull’attenti, finché non fu stabilito che questa disposizione non valeva per riunioni familiari svolte in casa.

J. Ratzinger militare a 16 anni


Ma la mia apoteosi, si può dire, non era di questo mondo, bensì sfiorava la sfera celeste: non so per quali meriti, ero diventato il beniamino delle monache, che avevano la loro sede proprio avanti a casa nostra. Forse perché parlavo in un ottimo, forbito e dotto italiano invece che mugugnare in dialetto. Forse perché vestivo buoni abiti lavati e stirati invece delle giacchette e pantaloni gualciti, sdruciti e rappezzati dei bambini indigeni. O forse anche perché mia sorella ed io, studiando il pianoforte, riempivamo di nobili concenti la piazza antistante. Fatto sta che ogni volta che bussavo al loro uscio il loro sembiante si illuminava dell’ineffabile gaudio di una grazia ricevuta. Anch’io mi sentivo attratto da queste brave signore gentili e delicate, e condividevo volentieri i loro usi e costumi, partecipando a certe funzioni, recitando con loro il rosario, andandomi a sedere in chiesa accanto a loro, nel posticino che sempre, tacitamente, mi riservavano. Ma quello che, dopo numerosi decenni, ricordo con sempre maggior rimpianto sono le belle giornate di primavera ed estate, quando, ognuno di noi armato di un cestino di paglia o di vimini e di un coltellino, andavamo a fare l’insalata in aperta campagna! Traversavamo l’abitato diretti verso la parte bassa del paese, e le donne ci salutavano e qualcuna di esse parlava con le monache. I paesani erano assai rispettosi, e chi aveva il cappello se lo levava. Poi, ad un certo momento le case scomparivano e la strada si trasformava in un sentiero, appena accennato, che ci portava alla “marana”, un piccolo stagno circondato da giunchi e canne, cui non bisognava avvicinarsi troppo perché il terreno attorno era acquitrinoso e facilmente ci si affondava. Questo stagno era un punto di ritrovo per noi fanciulli, perché da qui si dipartivano numerosi avventurosi sentieri. Costeggiando lo stagno, quasi completando un cerchio, c’era il sentiero che conduceva al bosco dove raccoglievamo gli aculei degli istrici e cercavamo tra i rami le migliori forcelle per le fionde. Ad un certo punto il bosco sprofondava in una forra quasi inaccessibile, ma mio padre, andando a caccia, vi penetrò e si ritrovò in una radura, in cui si fermò ad ammirare un grosso ramarro lungo più di un metro: un lucertolone verde-azzurro. Io, per mio conto, qualche volta venivo allo stagno da solo, verso il tramonto, a studiare certi esserini stupendi: le libellule. Ma nelle escursioni con le monache non prendevamo il sentiero del bosco. Fermavamo a metà il nostro periplo dello stagno, e ci incamminavamo per un sentiero in salita che, oltrepassato un macchione, raggiunta la sommità dell’altura, ci spalancava la vista su certi pratoni illimitati, che costituivano la meta della nostra escursione. Lì posavamo gli impicci che ci eravamo portati appresso e cominciavamo la ricerca delle più tenere piantine. Io non tradivo le aspettative, e svolgevo il ruolo per il quale ero designato, quello del piccolo apprendista botanico che tutto vuole imparare, che tutto vuole sapere. E così, sotto stretta sorveglianza di quelle esperte cercatrici, anch’io potevo rincasare col mio cestino di raponzoli, cicoria, portulaca (detta porcacchia), mentuccia…Non avrei assolutamente il coraggio di andare a ritrovare quei luoghi: il paesino di Cesano si è notevolmente espanso, e quei prati di libertà hanno fatto posto agli edifici.


J. Ratzinger cardinale a 50 anni


Dopo un periodo relativamente breve, mio padre fu trasferito a Maccarese: un’ampio territorio di bonifica, comprendente una trentina di centri agricoli autonomi e distinti, ed una sovranità che copriva anche la lussuosa e riservata località marina di Fregene, che allora era proprietà privata della Banca d'italia, e per accedervi bisognava pagare un pedaggio. Ma, al contrario di Cesano ove ero in stretto contatto con le monache ed assolutamente nulla ricordo del parroco, a Maccarese non ho rilevato l’esistenza di conventi di monache, ma divenni immediatamente il pupillo del parroco Don Pietro e del suo assistente Don Idelmo (che mi faceva studiare il latino). Sotto la guida di quei sant’uomini divenni l’astro nascente della Religione Cattolica, e vincevo a colpo sicuro tutte le gare di Dottrina Cristiana che venivano periodicamente indette in chiesa, accumulando così un vero e proprio tesoretto di catenine da rosario, medagliette e santini. Da non sottovalutare, perché a quei tempi tra noi ragazzini decenni non circolava danaro se non sotto forma di monetine da un soldo (pari a 5 centesimi di lira) o, al massimo, un nichelino da 20 centesimi. Tra noi gli scambi avvenivano a base di bottoni, figurine, liquerizia, temperini, zampette di lepre, zanne di cinghiale o artigli di falco, forcelle ed elastici per fionda, pietre focaie, calamite ed oggetini vari che entravano nelle nostre tasche. Per cui, disponendo come moneta di scambio di catenine, medagliette e santini, era come gestire una grossa Banca Centrale. 

Heidi e la capretta



Le gare di Religione consistevano nel rispondere a tamburo battente, senza indecisioni e senza imprecisioni, alle 433 domande contenute (con le relative risposte) nel volumetto di Catechismo della Dottrina Cristiana redatto dal cardinale Pietro Respighi e inizialmente pubblicato con l’approvazione e la lode del papa San Pio X, al secolo Giuseppe Sarto, nell’anno 1912. L’edizione miracolosamente ancora in mio possesso, dopo tanti traslochi e vagabondaggi, è quella del 1935, redatta dal cardinale Pietro Respighi, che si apre con la lettera di papa Giuseppe Sarto (San Pio X) che approva l’opera, se ne compiace e ne dispone l’adozione nella diocesi di Roma, augurandosi che essa potesse  diffondersi nelle altre diocesi. Sembra un programma minimalistico, per un papa di universale autorità. Ma la lettera risale alla prima edizione di questo catechismo, ed è datata il 18 ottobre 1912, un periodo in cui la Chiesa è in pieno litigio con lo stato italiano, a seguito della presa di Roma del 1870, ed il papa si considerva un prigioniero nel ristretto territorio della Città del Vaticano, e non scendeva neanche a salutare i fedeli in piazza San Pietro. Questo litigio si concluse, con soddisfazione di entrambe le parti, il giorno 11 febbraio 1929, due mesi prima della mia nascita, e due anni dopo la nascita di Joseph Ratzinger, attuale pontefice Benedetto XVI. Quando Hitler salì al potere in Germania, alla fine di gennaio del 1933, fu lesto, a metà luglio dello stesso anno, a firmare un analogo Concordato con la chiesa, per cui possiamo dedurre che anche Joseph Ratzinger studiò i primi elementi di religione su un Catechismo analogo a quello ormai d’uso comune in Italia. Entrambi i Concordati, con l’Italia e la Germania, avvennero durante il papato di Achille Ratti (Pio XI), che regnò dal 1922 al 1939, e fu successore di papa Sarto e predecessore di papa Pacelli, Pio XII (1939 – 1958). Ebbene, con lo scarto di due soli anni di anzianità a favore di Joseph Ratzinger, ritengo che il papa ed io abbiamo ricevuto i primi rudimenti di Dottrina Cristiana sullo stesso, o analogo, volumetto promulgato da papa San Pio X che, accanto alle preghiere quotidiane, all’elenco delle virtù e dei peccati, presentava la dottrina sotto forma di un repertorio di proposizioni assiomatiche da imparare e recitare a memoria. Per noi bambini era un gioco…da bambini, in cui ci sfidavamo tra noi, e poi in chiesa nelle gare in cui mietevo tutti gli allori. Ecco la prima raffica che ci investiva:

1. Chi ci ha creato?
    Ci ha creato Dio
2. Chi è Dio?
    Dio è l’essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra
3. Che significa perfettissimo?
   Perfettissimo significa che in Dio è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia 
   che Egli è potenza, sapienza e bontà infinita
4. Che significa Creatore?
    Creatore significa che Dio dal nulla ha fatto tutte le cose.
5. Che significa Signore?
     Signore significa che Dio è padrone di tutte le cose.
6. Dio ha corpo come noi?
    Dio non ha corpo, ma è purissimo spirito.
7. Dov’è Dio?
    Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l’Immenso.
8. Dio è sempre stato?
    Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l’Eterno.
9. Dio sa tutto?
    Dio sa tutto: Egli è l’Omnisciente.
10.Dio può far tutto?
     Dio può far tutto: Egli è l’Onnipotente.
……………………………………………………………etc

Ma a prescindere dall’epoca, dalla nazione e dal testo utilizzato, indubbiamente il catechismo godeva di una istintiva simpatia da parte dei giovani alunni. Non solo cristiani ma anche di altre religioni: la famiglia ebrea di Albert Einstein considerava i rituali religiosi come il residuo di una vecchia e inveterata superstizione (vedi “Albert Einstein 1a parte”, FM ottobre 2010). Quando Albert fu maturo per andare a scuola a sei anni (1885) non si preoccuparono minimamente di trovare una scuola ebraica, ma lo mandarono alla più vicina chiesa cattolica, la Peterschule. Era l’unico ebreo in una classe di settanta scolari, ed era così bravo in catechismo tanto da aiutare i suoi compagni. 

Nicolò Copernico

Quando compì nove anni fu iscritto ad una scuola secondaria di Monaco, il Luitpold Gymnasium, ritenuto una scuola illuministica, specializzata nell’insegnamento della matematiche e delle scienze, che disponeva di un insegnante di religione riservato a lui e ad altri bambini ebrei. Nonostante il secolarismo della sua famiglia, o forse a causa di questo, Albert sviluppò un improvviso entusiasmo per il giudaismo, al punto (come afferma sua sorella Maja) non solo di rispettare tutti i costumi, le usanze e le prescrizioni alimentari della religione, ma di comporre lui stesso inni religiosi a maggior gloria di Dio. Ma attorno all’età di 13 anni, dopo essere stato avviato alla lettura della Critica alla Ragion Pura di Kant, e di altri testi filosofici e scientifici, subì una improvvisa profonda trasformazione: il rigetto della religione con tutti i suoi ritualismi e le sue falsità. Come pure il rigetto del principio di autorità e di ogni tipo di autoritarismo, da quello scolastico a quello militaristico. Persa la “fede nella fede”, per tutto il resto della vita Einstein si astenne dal partecipare a qualsiasi cerimonia rituale, ma non abbandonò la visione di un’essenza divina che si manifestava nell’armonia del creato….
Il bimbo ed il delfino



Nel 1939 io compivo 10 anni e fui iscritto al Regio Liceo Ginnasio Giulio Cesare a Roma, cosa che comportava il mio trasferimento nella casa romana di nonna Adele per tutto il periodo scolastico e conseguente distacco dalla corte di Don Pietro e Don Idelmo e conseguente addio ai miei catechistici trionfi. Allo studio del catechismo nonna Adele sostituì lo studio rigoroso del pianoforte, solfeggio compreso, per il quale, evidentemente, non avevo sufficiente vocazione. Col tempo, negli anni successivi, in vista anche dei gravosi impegni scolastici, ottenni di essere esentato da questo studio supplementare, anche se per il resto della mia vita ho rimpianto quell’occasione perduta. Nel 1943, a 14 anni, non ebbi quella crisi di rigetto improvvisa, netta e recisa come la ebbe Einstein a quell’età, ma certo la mia attività religiosa andava attenuandosi. In quello stesso anno Joseph Ratzinger, che studiava in seminario, compiva 16 anni e fu arruolato come ausiliario nella difesa antiaerea. Mi domando se il futuro Papa svolgesse solo compiti di protezione civile, oppure sia stato accanto a quei mirabolanti cannoni antiaerei Krupp 88 mm capaci di sparare 28 colpi al minuto in caricatori da 8. Roma era difesa da cannoni tedeschi di quel tipo, e durante le incursioni aeree questi colpi di cannone sembravano quelli di una mitragliatrice, tanto si susseguivano rapidamente, ed il cielo si costellava di nuvolette bianche a quota 2-3.000 m. Passata la guerra, la mia fede si attenuò in larga misura, e non mi ricordo perché. Ho tentato di ricostruire, anche chiedendolo a vecchi compagni di scuola, le motivazioni di questa mia deriva di così alta importanza verso il secolarismo, e la risposta più probabile è che l’uomo (ritenevo) dovesse essere un essere morale per sua natura, e non secondo le modalità dettate dalla Chiesa.

 Giovanni Keplero


In effetti, come Einstein, raggiunta la notorietà mondiale, accettò incarichi di così alta importanza da comportare automaticamento il riacquisto della cittadinanza tedesca, che aveva ripudiato da giovanetto, ed alla voce “Religione” non se la sentì di figurare come ateo, e riassunse la denominazione di “ebreo”, così io, che non combattevo la religione, ma solo rilevavo certe contraddizioni in essa contenute, ho passato il resto della mia vita come un semplice cristiano cattolico, come tutti gli altri. D’altra parte mi rendo pur conto che sono proprio le contraddizioni che, come l’acqua cheta, fanno crollare i ponti. E quale è l’essenza stessa della fede? Credere a cose incredibili, contrarie al senso comune, solo perché le aveva dette qualche entità molto in alto? Comunque, come sarà capitato a chissà quanti giovanetti, il primo urto frontale con la Chiesa l’ebbi al racconto di Galilei costretto ad abiurare perché sosteneva che la Terra si movesse intorno al Sole, mentre la chiesa sosteneva il contrario, e cioè che la Terra fosse al centro dell’universo, e che l’universo, a cominciare dal Sole, ruotava attorno ad essa.

1a e 2a legge di Keplero

L’idea dell’eliostasi si fa risalire ad Aristarco da Samo, ma fu ripresa con rigore scientifico da Nicolò Copernico, nato nel 1473 e morto nel 1543. La vita di Copernico ha qualche cosa di incredibile: egli ricoprì un numero infinito di cariche onorifiche, diplomatiche, amministrative, ecclesiastiche, laiche, artistiche, scientifiche, scolastiche, giuridiche….talché per lui, il re degli astronomi, lo studio dell’astronomia non poté che costituire un saltuario passatempo! Ma la chiesa minacciosamente vigilava sulla sua opera di astronomo eretico. Copernico sentì il peso di questa minaccia, e cercò di rimanere in ombra. Come vuole la tradizione, la pubblicazione della sua opera fondamentale. “De revolutionibus orbium coelestium” fu rimandata di volta in volta, finché Copernico ebbe tra le mani la prima copia del suo libro proprio nel suo ultimo giorno di vita: lo carezzò, cercò di sfogliarlo, rasserenato sorrise e morì. Il titolo della sua opera significa, in italiano e nelle altre lingue di tutto il mondo: “Sulle orbite dei corpi celesti”, ma ancor oggi, o forse oggi più che mai, l’oratore, lo scrittore, il giornalista di cultura incompleta, per sottolineare l’eccezionalità di un evento, di una scoperta o di un provvedimento governativo, lo annunciano come una vera e propria rivoluzione copernicana, quando in Copernico la rivoluzione è il completamento della curva chiusa che il corpo celeste compie attorno al Sole. Dopo Copernico il maggior contributore non solo all’idea eliocentrica, ma allo sviluppo di tutta la moderna meccanica celeste fu Giovanni Keplero (Johannes Kepler, 1571-1630) che determinò con esattezza le leggi del moto dei pianeti attorno al Sole: essi descrivono una ellisse di cui il Sole occupa uno dei fuochi (1a legge), ed il raggio vettore che unisce il pianeta al Sole spazza in tempi uguali aree uguali (2a legge). La 3a legge è un po’ più complessa e la sua dimostrazione non balza evidente da una semplice illustrazione, quindi la menziono solo per completezza: i quadrati dei periodi di rivoluzione dei pianeti sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori della loro orbita. Dall’illustrazione si vede invece, molto chiaramente, che l’orbita di un pianeta (Terra) è un’ellisse, e che, affinché l’area spazzata dal raggio vettore rimanga uguale in tempi uguali, avvicinandosi al perielio (distanza minima dal Sole), poiché s’accorcia il raggio vettore, s’allunga l’arco di traiettoria. Al contrario, verso l’afelio (distanza massima dal Sole, cioè in prossimità del secondo fuoco, quello vuoto) il raggio vettore s’è allungato e l’arco di traiettoria percorso s’è accorciato, e ciò significa che la velocità di un pianeta attorno al Sole non è costante, ed è massima al perielio (quando l’arco percorso è massimo), ed è minima all’afelio (per la ragione inversa).

Tycho Brahe



Nella formulazione di queste leggi Keplero si avvalse dei dati e delle tabelle di Tycho Brahe (1546-1601), di incredibile precisione, considerando che non si era avvalso del telescopio, successivamente inventato da Galileo. Tycho Brahe non si convertì alla teoria eliocentrica di Copernico, ma rese compatibili le traiettorie osservate con le tabelle tolemaiche introducendo artifici geometrici come gli eccentrici e gli epicicli. Keplero ebbe la sorella di sua madre arsa viva sotto l’accusa di stregoneria, mentre sua madre fu imprigionata e torturata per un anno ed infine liberata, perché neanche sotto la tortura rivelò una reale attinenza con la pratica della magia nera. Keplero, che nella storia della fisica si trova a mezza strada tra Galileo e Newton, a sua volta, nella storia del suo sviluppo personale, si trova stretto (e sostenuto) da Tycho Brahe e dallo stesso Galilei. A quest’ultimo doveva la visione panoramica delle stelle e dei pianeti remoti, lo sguardo nelle profondità dell’universo, ottenuto mediante l’invenzione del telescopio. In definitiva fu Galilelo (1564-1642) il bardo della scienza moderna fondata sul principio induttivo e sulla prova sperimentale. Diciotto secoli prima, il siracusano Archimede aveva gridato: “Datemi un punto d’appoggio e solleverò la Terra!”, e dopo un silenzio di quasi due millenni la voce del pisano diede risposta a questa istanza, con l’enunciato del principio d’inerzia (prima legge della dinamica): “Un punto materiale non soggetto a forze permane nel suo stato di moto”. Cioè, se al momento dell’osservazione è fermo, seguita a rimanere fermo. Ma se in quell’istante si muove con una certa velocità, seguita a muoversi mantenendo immutata quella velocità. Si muoverà quindi di moto rettilineo uniforme, cioè senza variare il valore della velocità e senza cambiare direzione. Quando sono entrato all’Università, il nostro testo di Fisica Sperimentale offriva l’illustrazione di un’esperienza didattica atta a dimostrare la validità del principio d’inerzia: si dispone di un piano levigato, e di certi dischetti metallici; all’atto dell’esperienza vengono estratti da un apposito frigorifero altrettanti dischetti di “ghiaccio secco”, cioè di dischetti di anidride carbonica congelata, detta ghiaccio secco perché, a contatto con l’aria a temperatura ambiente, l’anidride carbonica sublima immediatamente, cioè passa dallo stato solido direttamente allo stato gassoso senza passare attraverso lo stato liquido. Ed allora i dischetti metallici posti su questi dischetti di ghiaccio secco, si troveranno sospesi su cuscinetti d’aria, eliminando in preponderante misura il loro attrito col piano levigato. Misurando i tempi di percorrenza di spazi eguali, si trova che questi tempi rimangono eguali entro i consueti limiti d’errore sperimentali. Ai suoi tempi, Galileo non disponeva di queste commodità sperimentali, e quindi dovette immaginare l’esistenza di una condizione in cui un corpo approssimasse la condizione ideale di assenza assoluta di ogni forza perturbatrice. E trovò questa condizione ideale nel moto delle comete naviganti nelle profondità sideree, ben lontane da ogni altro corpo celeste che ne influenzasse il moto. Il passo successivo fu un balzo mentale induttivo avente la forza di un’evidenza sperimentale assoluta: se la cometa stesse a distanza infinita da ogni altro corpo celeste, il suo moto sarebbe rettilineo uniforme, e non riapparirebbe più all’occhio dell’astronomo né dopo anni, né dopo decenni, secoli e millenni, e procederebbe nel suo stato di moto iniziale per tutta l’eternità. L’intervento del principio d’induzione, accanto alla verifica sperimentale, nella formulazione di ogni legge fisica, ridava voce alla scienza dopo il mutismo dogmatico e deduttivo aristotelico in cui si era racchiusa la chiesa. Il Santo Uffizio ed il cardinale (poi Santo) Roberto Bellarmino determinarono che la Bibbia era stata scritta sotto diretta dettatura dello Spirito Santo, e quindi ogni frase, ogni parola, ogni episodio scritto e descritto nella Bibbia costituiva una verità assoluta, ed ogni contestazione di ognuna di queste verità costituiva eresia. La mente impetuosa di Galileo, lanciata ormai senza freno alla descrizione scientifica della natura in base alla ricerca ed alla sperimentazione e non all’interpretazione di antichi testi dogmatici, lo portò ad aderire alla concezione eliocentrica di Copernico.

Giosué chiede a Dio di fermare il Sole


E poiché la Bibbia contiene numerosi passi in cui è conclamata la posizione centrale fissa ed immutabile del nostro pianeta rispetto all’universo rotante attorno ad essa, fu prima sospettato, poi accusato e ritenuto colpevole di eresia. L’episodio biblico scatenante che veniva narrato a noi giovinetti era l’invocazione di Giosuè e l’aiuto del Signore ad Israele nella battaglia di Gàbaon (Gs10.10…):

Il Signore mise lo scompiglio in mezzo a loro dinnanzi ad Israele, che inflisse loro in Gàbaon una grande disfatta, li inseguì verso la salita di Bet-Coron e li batté fino ad Azeka e fino a Makkeda. Mentre essi fuggivano dinnanzi ad Israele ed erano alla discesa di Bet-Coron, il Signore lanciò dal cielo contro di essi come grosse pietre fino ad Azeka e molti morirono. Coloro che morirono per le pietre della grandine furono più di quanti ne uccidessero gli Israeliti con la spada. Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani di Israele, Giosuè disse al signore sotto gli occhi di Israele:

    “Sole, fermati in Gàbaon
    e tu, luna, sulla valle di Aialon”
    Si fermò il sole
    E la luna rimase immobile
    Finché il popolo non si vendicò dei nemici.

Non è forse scritto nel libro del Giusto: “Stette il sole fermo in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero…"

La struttura dell’Universo vedeva, dunque, secondo la visione della chiesa, la Terra al suo centro e poi, intorno ad essa, varie sfere di cristallo (i cieli), contenenti il Sole, la Luna, i pianeti, le stelle fisse. Queste sfere ruotavano l’una sull’altra, sospinte da schiere di angeli. Nessun astronomo, neanche quelli arabi che osservavano il cielo da millenni, avevano mai potutto osservare queste sfere di cristallo, e tantomeno le schiere di angeli che ne assicuravano il moto. Non furono viste neanche col telescopio di Galileo. Chi non fosse dotato di fede cieca ed assoluta difficilmente avrebbe potuto immaginare la funzionalità di questa composita struttura, ma ben la conoscevano i membri del collegio chiamati a giudicare Galileo Galilei accusato di eresia. Invano costui illustrò il suo modello astronomico aggiornato di tutte le più moderne osservazioni scientifiche. Gli fu fatto osservare che il suo era, è vero, proprio un bel modello, che poteva anche rappresentare una transitoria possibilità. Transitoria possibilità, non una legge di natura! Perché Dio, essendo omnipotente, non può soggiacere ad alcuna legge, ed in ogni istante può invertire moti, distanze e rapporti di ogni corpo celeste. 


Renato Cartesio



Basta inviare un messaggio alle schiere degli angeli che sospingono il cosmo! In nome dell’omnipotenza di Dio si poteva risolvere, senza calcoli e senza misure, ogni sorta di problemi concernenti la natura delle cose. La natura è fatta di particelle indivisibili (atomi) o è un continuum? Cartesio diede questa dimostrazione: se prendiamo una porzione di materia, cioè di res extensa (materia inerte, priva di vitalità), e la frazioniamo, ogni frammento sarà ancora res extensa, e quindi ulteriormante frazionabile, e nuovamente ogni frammento avrà la natura di res extensa. Si dà luogo quindi ad un processo iterativo fino al punto in cui l’uomo non sarà più in grado di macinare la materia in una polvere più fina. Ma tale processo non altera la prerogativa di omnipotenza di Dio, il quale potrà, quindi, seguitare a frazionare la materia fino a renderla fina quanto egli vuole, fino a ridurre la materia ad un continuum privo di particelle inscindibili. E se non sbaglio Cartesio è anche il creatore del dualismo, la divisione dell’essere umano in un corpo materiale fatto di res extensa, e di un’anima (immortale) costituente la res cogitans, la parte spirituale dell’uomo, che dovrà sottoporsi al giudizio divino dopo la morte. Da cui la consuetudine dei tribunali inquisitori, quella di bruciare il corpo per salvare l’anima. Anche se riuscì a salvare la vita, Galileo uscì completamente distrutto dai due processi intentatigli dall’Inquisizione, affranto, indignato e disperato per essere stato oggetto non di una disputa scientifica ma di un indiscriminato assalto alla libertà di pensiero. Finì la sua vita in domicilio coatto, e non finì sul rogo perché fu giudicato inopportuno infierire su un personaggio universalmente amato e famoso. Così,  penso, molti ragazzi come me, legati con innocente ed ingenuo legame alla chiesa, ruppero questo legame e cominciarono a diventare critici sulla condotta storica della chiesa e sul contenuto di quelle che cominciammo a chiamare le “cosiddette” Sacre Scritture, che la chiesa caparbiamente anteponeva ad ogni trattato scientifico. Per noi ragazze e ragazzi cattolici la Bibbia non è mai stata un libro di testo, ma durante le ore di religione e, principalmente, dal pulpito della messa domenicale, le lugubri maledizioni dell’antico Testamento giungevano alle nostre orecchie, scendevano nel nostro animo e creavano una ferita insanabile nella nostra fede in un amore, in una docezza, in una clemenza universale. Alla donna disse:

        “Moltiplicherò
          i tuoi dolori e le tue gravidanze,
          con dolore partorirai figli.
          Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
          ma egli ti dominerà”.

All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,

          maledetto sia il suolo per causa tua!
          Con dolore ne trarrai il cibo
          Per tutti i giorni della tua vita.
          Spine e cardi produrrà per te
          E mangerai l’erba campestre.
          Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
          finché tornerai alla terra,
          perché da essa sei stato tratto:
          polevere tu sei e in polvere tornerai!”.

Al contrario, nell’11mo capoverso del Catechismo di papa Sarto, leggiamo:

    11. Dio può fare anche il male?
     Dio non può fare il male, perché non può volerlo, essendo bontà infinita, ma lo tollera, per lasciar  
     libere le creature, sapendo poi ricavare il bene anche dal male.


Gallileo si difende di fronte all'Inquisizione

C’è indubbiamente una differenza d’intonazione tra il Catechismo e la Bibbia a proposito della tolleranza o dell’intolleranza di Dio nei confronti del male, ma al tempo delle nostre gare in parrocchia nessuno di noi se ne rendeva conto. Oggi, in cui m’illudo di aver raggiunto l’età della ragione, mi sembra che tra Catechismo e Bibbia ci sia un contrasto insanabile. Ho letto diverse tesi sull’origine della Bibbia, e sembra che la sua redazione abbia coperto un periodo che va da un millennio e mezzo prima di Cristo, ad un secolo dopo, comprendendo anche un periodo di tradizione orale. Si afferma che i suoi autori furono 40 o 45, che fu scritta in tre lingue (ebraico, aramaico e greco) in tre continenti (Asia, Africa ed Europa) Una notizia di forte probabilità storica è che Tolomeo terzo abbia ordinato alla Biblioteca di Alessandria, nel terzo secolo avanti Cristo, di effettuarne una traduzione in lingua greca. Cosa che fu eseguita da settanta traduttori in settanta giorni, dando luogo alla “Septuaginta”, ovvero “La 70”. Gli esperti mettono in evidenza la mirabile coerenza delle varie narrazioni, dovute ai vari autori, che si connettono l’un l’altra con perfetta corrispondenza ed attinenza. La Bibbia che sto consultando per scrivere questo articolo, e cioè l’ottava edizione (1988) della “Bibbia di Gerusalemme” pubblicata in lingua italiana dalle Edizioni Dehoniane di Bologna, sin dall’esordio attrbuisce a “fonte sacerdotale” il racconto della “Genesi”, con tutti i suoi significati simbolici, ma la prima cosa che avevo capito sin da piccolo è che ognuno dei sette giorni della creazione rappresentava, in realtà, un’intera epoca. Il Catechismo e la Bibbia sono concordi nell’affermare che Dio creò l’uomo (e tutte le cose) dal nulla, e proprio nel momento in cui sto scrivendo questo articolo giunge la notizia che i laboratori del CERN a Ginevra credono di aver scoperto il “bosone di Higgs”, la particella che creerebbe la massa “dal nulla”. Vedremo se la notizia verrà confermata, confermando altresì una facoltà del Creatore di questo mondo. Ma le discrepanze non tardano ad avvenire: il Catechismo afferma che Dio non ha corpo, ma che è purissimo spirito, mentre la Bibbia afferma che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, e nei versetti successivi sembra che avvenga il contrario, e cioè che Dio si comporti esattamente come l’uomo, in particolare nel preferire la carne della cacciagione e d’allevamento offertagli da Abele, e disprezzando i prodotti vegetali offertigli da Caino. Purtuttavia la primissima citazione della Bibbia sull’alimentazione dell’uomo e di tutti gli animali, nei versetti 1.29-31, è la seguente:

Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra ed ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

L’esegesi afferma che la Bibbia, quanto meno, sia stata ispirata da Dio, se non scritta espressamente di suo pugno. Io seguo comunque il principio che “ogni cosa detta è stata detta da qualcuno, ed ogni cosa scritta è stata scritta da qualcuno”. E se la Bibbia nelle mie mani è d’origine sacerdotale, qualche sacerdote, in qualche epoca, avrà detto e scritto tali versetti. Il commento della mia Bibbia a tali versetti è il seguente: Immagine in una età dell’oro in cui uomini ed animali vivono in pace nutrendosi di piante. Ma questi versetti sono posti proprio all’inizio del racconto biblico. 


Il bimbo ed il porchetto


Le altre 2.700 pagine della Bibbia, quindi, in pratica, la sua totalità, non sono altro che il racconto della degenerazione dell’uomo il quale, in seguito, non è stato più capace di recuperare l’affetto e la protezione della divinità, anche se questa ha lasciato aperta la via della redenzione. Questo distacco dell’uomo dalla divinità è lamentato in molte religioni e molte leggende, e dà l’idea che nella storia dell’evoluzione umana ci sia stato un evento determinante che, inavvertito nel lento procedere dei tempi, ha assunto dimensioni tali da non poter essere ricacciato e minaccia l’ulteriore esistenza dell’umanità. In miei precedenti articoli sull’alimentazione ho fatto presente che l’uomo non ha, né ha mai posseduto, zanne ed artigli che gli potessero consentire una vita da animale carnivoro. Che con la scoperta del fuoco ha potuto cuocere e rendere commestibili tanti vegetali, come cereali e fagioli, che gli consentivano di abbandonare gli alberi su cui si rifugiava e liberamente scorrazzare per tutto il pianeta, senza rimanere legato ad un particolare habitat. Col fuoco ha potuto anche ingerire la carne degli animali che allevava o cacciava, e con ciò ha creduto di essere diventato anche carnivoro, e quindi, in totale, omnivoro. Ma gli scienziati hanno posto in evidenza che l’apparato digerente dell’uomo è lungo 12 volte il proprio tronco, mentre lo stesso rapporto, in un animale carnivoro, è di solo 3 volte. Quindi l’apparato dell’uomo è 4 volte più lungo di quello di un carnivoro, e gli scienziati, e prima di tutto il premio Nobel Metchnikoff, hanno messo in guardia contro il danno provocato dalla putrefazione della carne durante la digestione umana. Nel corso della mia vita il vertiginoso aumento del consumo di carne, latte e latticini ha portato mali, nella mia infanzia quasi sconosciuti, come l’osteoporosi, il diabete e il cancro, ad assumere proporzioni che minacciano la continuità non solo del genere umano, ma dell’intero pianeta, inquinato non solo dai fumi industriali, ma dai residui e dalle emanazioni degli allevamenti intensivi del bestiame (vedi il libro di Jeremy Rifkin: “Beyond beef: rise and fall of the cattle culture”, “Ecocidio” in italiano e “Das Imperium der Rinder” in tedesco). L’ Homo Sapiens è diventato Homo Inferior quia Necrofagus dal momento che è diventato necrofago, e cioè divoratore di cadaveri putrescenti ed è diventato incapace di volere il bene e rifuggire dal male, perché la sua mente è ottenebrata, ed è assillato dalle esigenze e dalle costrizioni della civiltà moderna, che lo tiene prigioniero in cambio di vantaggi illusori (aumento della durata media della vita). Sant’Agostino (354-430) durante il corso della sua vita divenne dapprima adepto della religione manichea, e poi la confutò per questioni di principio. Ma sapete qual era il decalogo manicheo? Il seguente:

        Non
          1. adorare gli idoli
          2. seguire falsi profeti
          3. eseguire pratiche magiche
          4. essere irriverenti verso gli Eletti
          5. bestemmiare o mentire
          6. macellare animali e bere bevande fermentate
          7. spaventare, ferire e uccidere uomini e animali
          8. sposare più di un coniuge e commettere adulterio
          9. omettere di soccorrere bisognosi ed afflitti
        10. rubare e ingannare

Sant'Agostino



C’è da domandarsi se l’adozione di questo decalogo, a prescindere dal grosso di quella religione, avrebbe potuto cambiare l’andamento evolutivo della specie umana. È comunque da notare che al comandamento n.6, che vieta di mangiare carne ed alcool, si accompagna il comandamento n.7, dal contenuto altamente umanitario, di non spaventare, ferire ed uccidere uomini e animali. È assolutammente vano cercare una risposta a questo quesito, ma questi due comandamenti oggi vieterebbero non solo di mangiare la carne, ma anche di maltrattare gli animali ed utilizzarli per esperimenti di vivisezione. È del pari vano sperare in una riesumazione di questi due comandamenti, e di una loro riedizioni in chiave civile e religiosa? A questo punto invoco un disperato appello alle autorità politiche, ma soprattutto a Joseph Ratzinger, che da questo momento in poi chiamerò Sua Santità Benedetto XVI. Per mia esperienza personale affermo che i bambini sentono istintivo affetto e rispetto per la chiesa e i sacerdoti. Il mio cordiale, affettuoso rapporto con le monache di Cesano e con il parroco don Pietro ed il suo vice don Idelmo di Maccarese costituiscono parti integranti del ricordo della mia gioventù. Ma c’è un affetto cosmico e travolgente che va valutato come la prova provata definitiva della natura non carnivora della specie umana, ed è l’amore, l’irresistibile attrazione dei bambini verso gli animali d’ogni genere, anche quelli che maggiormente si distaccano dall’archetipo di peluche. Evidentemente l’assassinio degli animali da parte dell’uomo non è frutto di un patrimonio ereditario, l’istinto dei bambini esclude questa ipotesi. Esso è frutto di caratteri acquisiti attraverso un’errata educazione. Sono pronto a giurare su questa ipotesi. Un paio di settimane fa in tutto il mondo è stata propalata la notizia di una strage di cani in Ucraina. Sotto questo titolo (“Strage di cani in Ucraina”) su internet è possibile osservare documentari in cui i cadaveri di queste povere bestioline, abbandonati sui marciapiedi e sui vialetti dei giardini, venivano vegliati dai bambini, che si chinavano per carezzarli, sperando con ciò di riportarli in vita. Forte delle seguenti prove: mancanza di zanne ed artigli, lunghezza dell’intestino che determina la putrefazione della carne durante la digestione, ma soprattutto l’amore istintivo dei bambini verso gli animali, propongo a tutti di aggiungere alla propria religione l’undicesimo comandamento, l’unico della dottrina neoterica (innovativa):

L’uomo è il fratello maggiore degli animali: li ama, li rispetta e li protegge.

Heidi ed il suo cane

(Tutte le foto Bing Google di dominio pubblico. Click per ingrandire)

mercoledì 30 novembre 2011

Nutella Ferrero nella tempesta

Di Marino Mariani
Furgoncino Ferrero all'inizio dell'epopea della Casa

Venerdì 18 novembre 2011 il Messaggero, quotidiano di Roma, ha pubblicato una notizia dal titolo: “Tribunale tedesco alla Nutella: cambi etichetta, indicazioni fuorvianti”. Ecco l’articolo:

ROMA - Un tribunale tedesco ha chiesto ai produttori della Nutella di modificare le etichette sui barattoli della popolare pasta di cioccolata alla nocciola, perché secondo i giudici il testo è fuorviante. Lo scrive TheLocalDe, un sito di notizie tedesche in lingua nglese. Secondo la corte d’appello di Francoforte il testo contestato dà l'impressione che la Nutella contenga più vitamine e meno grassi e zucchero di quanto non abbia in realtà. La Ferrero ha annunciato l'intenzione di fare ricorso in appello contro la sentenza.

Fiona May


La prima cosa che ho fatto è stata quella di visitare il sito TheLocalDE da cui Il Messaggero aveva ricavato l’informazione. L’ho copiato integralmente e l’ho tradotto. L’ho studiato a fondo e l’ho trovato pieno di imprecisioni, incertezze, contraddizioni, da cui l’impossibilità di ricavarne un articolo dalla logica irreprensibile.
Evidentemente il sito tedesco TheLocalDe, che pubblica notizie in inglese, nella fretta incorre in errori di traduzione. A questo punto sono stato sfiorato dal desiderio di abbandonare l’impresa, ma sentivo che avrei dovuto, prima, scovare le fonti originali tedesche, per avere una stima esatta della portata di quel provvedimento giudiziario. A titolo di prova ho digitato su internet questa richiesta: “Nutella Etiketten in Deutschland”. E qui, apriti cielo!, sono stato investito da un incontenibile torrente di siti che trattavano la questione “Nutella”. In effetti, le prime trenta pagine di internet, per un complesso di 300 siti, erano destinate esclusivamente a questo “imbroglio” e. senza eccezioni, tutti i titoli esprimevano sdegno e indignazione contro la doppiezza italiana e contro quel malsano maledetto prodotto. Sembrava la  loro “Canzone del Piave”,  col grido di battaglia : “Indietro va’ straniero!”. Ciò mi ha meravigliato assai, perché avevo le mie ragioni per credere che Nutella fosse un prodotto parrticolarmente “simpatico” al pubblico tedesco.

L'autorevole quotidiano di Francoforte


Agli inizi degli anni 60, mia moglie ed io siamo stati in Germania a trovare una cugina (svizzera) che durante la guerra era stata madrina (per corrispondenza) di un soldato tedesco. Alla fine della guerra i due si sposarono e, in occasione della nostra visita ci presentarono le loro tre fiorenti figliole, tirate su a pane nero e Nutella. Specie lui, tedesco, non faceva altro che elogiare Nutella in termini tali, che per molto tempo pensammo che questa crema fosse un prodotto tedesco, e che in Germania l’amassero tutti. Credevo anche che la Ferrero, ditta che la produce, avesse un grosso prestigio internazionale: in Svizzera si assegna periodicamente un premio alla ditta ritenuta “la migliore” di tutto il mondo. Nell’ultima edizione di questo premio era data per scontata la vittoria di IKEA, ma al postutto è risultata vincitrice proprio la Ferrero. Ma tutte queste considerazioni non hanno impedito che la notizia della sentenza del tribunale abbia dato fuoco alla miccia di una vera e propria sollevazione popolare. Le etichette fuorvianti sono state giudicate artatamente tendenziose, e si è inveito contro un alimento ritenuto malsano, come se il tribunale avesse stabilito ciò. Tra i siti furenti ho visto di sfuggita anche quello di “Stern”, il settimanale tedesco diffuso in tutto il mondo. E ho indugiato anche a leggere, uno per uno, i 78 commenti al blog legale “Law Blog” di Udo Vetter. Ma per avere una descrizione dei fatti meno passionale e più oggettiva, alla mia richiesta su internet ho aggiunto questa sigletta: ”FAZ”, che significa Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei più autorevoli quotidiani europei. Ed ecco l’articolo integralmente riprodotto:

Gericht: Nutella-Etikett führt in die Irre
17.11.2011 · Wie viele Vitamine und wie viel Fett enthält die Nuss-Nougat-Creme Nutella? Verbraucherschützer monieren, die Angaben auf dem Etikett seien irreführend. Die Richter des Oberlandesgerichts Frankfurt sehen das auch so und drohen dem Hersteller mit einem Ordnungsgeld von 250.000 Euro. Auf der Schoko-Creme Nutella kleben Etiketten mit irreführenden Angaben zu Vitaminen und Nährwerten. Das Oberlandesgericht Frankfurt trug dem Hersteller Ferrero deshalb am Donnerstag in zweiter Instanz auf, die Angaben zu ändern.Die Richter gaben mit ihrem Urteil einer Klage des Bundesverbands der Verbraucherzentralen (vzbv) statt.
Angaben auf unterschiedliche Grundmenge bezogen
Die Verbraucherschützer hatten moniert, dass auf dem Etikett für die Prozentangaben des täglichen Bedarfs unterschiedliche Grundmengen herangezogen wurden.So wurden die Tagesanteile für Fett oder Kohlenhydrate auf die Grundmenge einer Portion von 15 Gramm bezogen, während die in einer anderen Farbe gedruckten Vitamin- und Mineralstoffanteile aus 100 Gramm errechnet wurden. Um die dort abgedruckten Vitaminquoten des täglichen Bedarfs zwischen 30 und 78 (Vitamin E) Prozent zu erreichen, hätte der Konsument also ein Viertelglas der süßen Creme essen müssen.
Valentina Vezzali

Nach Auffassung des vzbv konnten Verbraucher aus dem Etikett den falschen Schluss ziehen, Nutella enthalte sehr wenig Fett und Kohlenhydrate, dafür aber viele gesunde Vitamine. “Tatsächlich ist der Vitaminanteil in einer Portion Nutella viel geringer als gedacht“, erklärte Vorstand Gerd Billen in einer Mitteilung.
Weitere Artikel
Das Oberlandesgericht drohte Ferrero ein Ordnungsgeld von 250.000 Euro an, falls dieTabellen in der bisherigen Form weiterverwendet würden. In der typischen Kaufsituation etwa vor dem Verkaufsregal eines Supermarktes fehle dem Kunden die Zeit, die Unterschiede zwischen den Angaben zu erfassen, begründeten die Richter ihre Entscheidung. Dies sei eine relevante Irreführung, heißt es im Urteil. Ein Lebensmittel, das vermeintlich nur wenig Nährstoffe wie Zucker und Fett, dafür aber viel Vitamine und Mineralstoffe enthält, werde als besonders wertvoll angesehen.
Ferrero Deutschland kündigte in Frankfurt an, die Revision per Beschwerde beim Bundesgerichtshof erzwingen zu wollen. Man sei weiterhin davon überzeugt, dass die Etikettgestaltung transparent und verständlich sei sowie den gesetzlichen Vorgaben eindeutig entspreche. Die Etiketten werde man dennoch freiwillig ab Ende des Jahres ändern und darauf auch die Nährwertangaben pro Portion nennen.

Proviamo a tradurre.

Tribunale: etichetta Nutella induce all’errore
17.11.2011 – Quante vitamine e quanto grasso contiene la crema alle nocciole Nutella? Le associazioni in difesa del consumatore ammoniscono che i dati stampati sulle etichette sono fuorvianti. I giudici della corte d’appello di Francoforte sono d’accordo e minacciano il produttore di una multa di €250.000.
Sulla Nutella attaccano etichette con fuorvianti dati sulle vitamine e sui valori nutritivi. La corte di Francoforte, pertanto, in seconda istanza ha intimato venerdì al produttore Ferrero di aggiornare i dati. I giudici, con la loro sentenza, hanno accolto le richieste dell’Unione Federale delle Centrali dei Consumatori (vzbv).

Dati riferiti a differenti quantità di base
I comitati dei consumatori avevano ammonito che sull’etichetta i dati percentuali relativi al fabbisogno giornaliero venivano riferiti a diverse quantità di base. E così le quantità giornaliere di grassi e carboidrati sono estratte da una quantità di base pari ad una porzione di 15 g, mentre, stampata in un altro colore, la lista delle vitamine e dei sali minerali, riferita ad una quantità di base di 100 g. Per conseguire le quote vitamiche ivi stampate, le cui percentuali variano tra il 30 e il 78% (vit. E), il consumatore deve ingerire un quarto dell’intero barattolo. Come asserisce la “vzbv”, i consumatori possono trarre dall’etichetta, la falsa conclusione che Nutella contenga pochissimo grasso e carboidrati, ma molte invece salutari vitamine. “In effetti la quantità di vitamine contenute in una porzione è molto minore di quanto si possa pensare”, ha chiarito in un comunicato il presidente Gerd Billen.

Seguito dell'articolo
La corte d’appello ha minacciato la Ferrero di comminarle una multa pari a €250.000 se le sue etichette seguiteranno ad essere stampate nella forma attuale. In una ordinaria situazione d’acquisto di fronte agli scaffali di un supermercato, al cliente manca il tempo di valutare la differenza tra le tabelle, così ha motivato il giudice la sua sentenza. Si tratta di una rilevante possibillità d’inganno, è detto nella sentenza. Un alimento è giudicato con particolare favore se contiene molte vitamine e sali minerale, e poco zucchero e grassi. Ferrero Deutschland ha espresso a Francoforte, l’intenzione di presentare ricorso alla Corte d’Appello Fderale, xostenendo che la loro etichetta è trasparente e comprensibile, chiaramente conforme alle prescrizioni di. legge Tuttavia, come atto volontario, alla fine dell’anno modificheranno le tabelle riferendo tutti i valori alimentari unicamente alla porzione.

L'etichetta incriminata



A me sembra che le motivazione del tribunale siano addirittura riduttive, in quanto l’esatta interpretazione delle due diverse tabelle non solo è limitata dalla brevità del tempo a disposizione, ma richiede un vero e proprio processo di interpretazione. La differenza tra le due quantità di riferimento (15 g e 100g) è pari ad un fattore 6,667, fattore che non è possibile determinare con un calcolo mentale (a meno che il consumatore…). Una volta stabilita l’esistenza e l’entità di questo fattore, le diverse percentuali potranno essere correttamente confrontate moltiplicando o dividendo tutti i numeri per tale fattore. Il merito dell’articolo della Frankfurter Allgemeine è, innanzitutto, quello di aver esposto i fatti senza caricarli di astiosa animosità, e poi quello di aver pubblicato una foto di assoluta chiarezza: prendiamo di mira il settore azzurro in cui la prima colonna contine la denominazione dei nutrienti, mentre la seconda colonna stabilisce la quantià in grammi contenuti nella quantità di riferimento di 100 g di alimento (Nutella). Ma facciamo innanzitutto qualche traduzione:

Nährstoff --------------------- Nutriente
Energiewert (kcal)---------- Valore energetico --------------553
Eiweiss (g)------------------- -Proteine---------------------------- 6,9
Kohlenhydrate (g)-----------Carboidrati-------------------------55,6
davon Zucker (g)------------di cui Zucchero------------------55,4
Fett (g)--------------------------Grassi-------------------------------31,0
davon gesättige (g)---------di cui saturi-------------------------9,9
Ballastastoffe (g)------------Fibre----------------------------------3,4
Natrium (mg)------------------Sodio--------------------------------40,0

Con ciò abbiamo esaminato le prime due colonne. La terza colonna esprime le quantità di nutriente contenute in una porzione di 15 g di Nutella. Come abbiamo detto, queste quantità possono essere dedotte dai dati della seconda colonna dividendoli per 6,667. Queste quantità, ovviamente piccole, vengono poi confrontate con un grandezza ipotetica, denominata GDA (Guideline Daily Amounts), che si presenta sotto forma di dosi giornaliere raccomandate nell’ambito di una dieta bilanciata riferita ai soggetti più disparati, costituiti, per esempio, da una fanciullina di anni 14, o un lavoratore pesante di quarant’anni….In questo caso come riferimento si è assunta una dieta di 2.000 kcal giornaliere. Che sono i 15 g della porzione di riferimento scelta da Ferrero di fronte ad un pasto completo? Solo una piccola frazione: un bocconcino da 80 kcal contro le 2.000 kcal di riferimento! Il rapporto tra le due quantità (80:2.000=0,04) è di 4 centesimi, cioè pari al 4%. È chiaro che tutti i valori dell’ultima colonna su campo azzurro debbano essere molto bassi. Esagerando un po’, è come se volessi sapere il valore della catenina che mi misero al collo per la Prima Comunione e la fede che portavo al dito quando mi sposai. Ed una volta pesati questi pochi grammi d’oro, invece di moltiplicarli per la quotazione dellì’oro, mi dessero le percentuali di questi grammi rispetto alle riserve auree americane custodite a Fort Knox.


Marion Nestle



In un suo libro, Marion Nestle (pronuncia “nesel”, nessuna attinenza con la ditta Nestlé), la massima esperta americana di questioni alimentari, riporta il caso di un produttore d’olio che, nella composizione della “sua” porzione, alla voce “grassi” mette un bello “0”, in conformità con le leggi vigenti (in USA)! Ed in effetti il suo pregiato olio da tavola è presente sul mercato in confezione spray, e la porzione di cui offre la composizione è quella che si ottiene premendo il tasto erogatore per una frazione di secondo. In tal volatile quantità, il grasso contenuto cade al disotto del valore che ne rende obbligatoria la denuncia. Se non viene regolamentato in rigide norme standardizzate, il sistema delle porzioni è, per sua natura fuorviante, ed è il frutto delle incontenibili pressioni che le lobbies, in USA regolarmente riconosciute, esercitano sulle autorità governative (in USA i gruppi di pressione sono riconosciuti e legalizzati per il fatto che i partiti politici non godono di finanziamento pubblico). Conseguenza di tutto questo e che la Nutella mette in piazza zucchero e grassi contenuti nella sua porzione di 15 g, e poi sventola i valori di vitamine e sali minerali contenuti nei classici 100 g di prodotto. Queste quantità vengono poste in relazione con le quantità giornaliere consigliate e danno luogo a percentuali lusinghiere, per lo meno apparentemente:


Nome-----------------------------in 100g -------------------------------RDA*
Vitamina B12 (µg)--------------0,30----------------------------------30%
Vitamina E (mg)-----------------7,8-----------------------------------78%
Calcio (mg)---------------------120-------------------------------------15%
Ferro (mg)--------------------------2,4----------------------------------17%
Magnesio (mg)------------------75-------------------------------------25%
(RDA* è la sigla delle quantità giornaliere raccomandate).


Per quanto riguarda quest’ultima serie di dati, più approfondite considerazioni si possono trarre dal manuale terapeutico “Ernärungsmedizin in der Naturheilkunde” (Medicina Alimentare nella Cura Naturale), Urban & Fischer Verlag, München – Jena, 2a edizione 2001. Innanzitutto questo libro introduce un metodo più moderno e significativo per valutare la presenza e la quantità di sostanze nutrienti negli alimenti: se dividiamo la quantità di nutriente per il contenuto calorico di 100 g di quell’alimento, abbiamo la densità assoluta in mg/1.000 kcal o in mg/MJ ( in cui 1 kcal = 4,18 Joule : equivalente meccanico della caloria.

Alessandra Sensini


Va detto che l’orientamento moderno è quello di sostituire il Joule alla caloria come misura dell’energia, come avviene per il Watt al posto dell’HP (o CV) nella misura della potenza. Si tratta di abituarsi). Ai fini del metabolismo il dato relativo ai grammi di sostanza alimentare ha un valore praticamente nullo, perché se una quantità “X” di calcio è contenuta in 100g di parmigiano (1561 kJoule = 375 kcal) oppure in 100 g di sedano a coste ( (65 kJoule = 15 kcal), le percentuali caloriche risulteranno ben differenti. Ed infatti, se andiamo a prendere come esempio proprio il calcio, la densità assoluta di questo elemento vale 754,8 mg/MJ nel parmigiano, e ben 1233,4 mg/MJ nel sedano. Così il medico ed il nutrizionista moderni ed aggiornati, per prevenire l’osteoporosi, consiglieranno le insalate verdi invece che latte e latticini. Ma il nostro manuale tedesco va oltre: se dividiamo la densità assoluta di una sostanza nutriente contenuta in un alimento per la razione quotidiana di quel nutriente consigliata per una determinata classe di consumatori, abbiamo queste possibilità: se la densità assoluta coincide con la dose giornaliera consigliata, il valore di questo rapporto (ossia il risultato di questa divisione) sarà un numero puro pari ad “1”, e quell’alimento, consumato abitualmente, non creerà alcun problema di carenza.


Il Manuale terapeeutico



Se invece la densità assoluta di quel nutriente in quell’alimento non raggiunge la dose giornaliera consigliata, il valore di quel rapporto sarà inferiore all’unità (per esempio “0,35”) e quell’alimento, se assunto abitualmente, provocherà carenze che richiederanno provvedimenti integrativi. Ma se la densità assoluta di quel nutriente in quell’alimento è superiore al fabbisogno giornaliero stabilito dalle autorità sanitarie, il rapporto risulterà maggiore dell’unità. Gli alimenti in cui il rapporto raggiunge il valore di “2” o più, sono particolarmente ricchi di quel nutriente (per esempio calcio, ferro, vitamina A….) e, più ancora delle medicine, serviranno a guarire eventuali carenze. Questo rapporto viene denominato: “densità relativa” di quella sostanza nutriente. Il nostro manuale afferma testualmente che la densità relativa si presta in modo ideale alla valutazione del contenuto delle sostanze nutrienti di ogni prodotto alimentare, specialmente quando il fabbricante, nella pubblicità esalta la ricchezza nutritiva del suo prodotto e ne suggerisce l’alto valore salutare. Ebbene, il nostro manuale ha preso di mira in modo particolare proprio “una crema di nocciole da spalmare particolarmente nota e pubblicizzata” (Es soll dies am Beispiel eines bekannten und viel beworbenen Nuss-Nougat-Brotaufstrichtes belegt werden). Nella seguente tabella sono dati i valori della densità relativa da cui balza evidente che tutta la ricchezza nutritiva di questa crema si limita alla vitamina E, che sorpassa il valore di 3 unità. Il valore della dose giornaliera raccomandata si riferisce alla fascia dei bambini dall’età compresa tra i 7 e i 9 anni, che coincide con la classe d’acquisto specifica di questo prodotto. Mentre il magnesio ed il ferro raggiungono giusto giusto l’auspicato valore di ca. 1, tutte le altre sostanze si piazzano con il loro valore chiaramente sotto l’unità, e sono quindi modestamente rappresentate. Altre sostanze nutritive non vengono menzionate dal produttore, perché le relative densità relative sono appena superiori al valore 0.

Nutriente----------------Quantità-----------------Densità-----------------Densità
----------------------------In 100 g--------------/1000 kcal----------------relativa

Proteine*-------------------7 g----------------------13,6-----------------------0,65
Ca-------------------------130-----------------------253--------------------------0,60
Mg-------------------------75------------------------146--------------------------1,26
Fe---------------------------3---------------------------5,84-----------------------1,11
Vit, B2--------------------------0,2-------------------------0,39------------------------0,57
Vit. B6--------------------------0,13-----------------------0,25------------------------0,34
Vit. E----------------------8-------------------------15,6--------------------------3,70
*Tutti gli altri valori in mg

Composizione degli alimenti




“Questo significa che il largo consumo da parte dei bambini porta ad un impoverimento di importanti sostanze nutritive, se non vengono contemporaneamente assunti alimenti più ricchi. Detto altrimenti, la dose giornaliera calorica raccomandata deve essere nettamente superata per raggiungere le dosi giornaliere raccomandate relative ai diversi nutrienti. Ciò provoca tuttavia lo sviluppo del sovrappeso. Così un alimento pubblicizzato come salutare e ricco di sostanze nutrienti, esaminato più da vicino si rivela relativamento povero e, soprattutto nell’alimentazione dei bambini, piuttosto preoccupante”. Questo è dunque il giudizio di “Ernärungsmedizin in der Naturheilkunde”, in una sezione del libro firmata dal dottor Volker Schmiedell a proposito di una “crema spalmabile alle nocciole” i cui dati specifici coincidono con quelli di Nutella. Ed a proposito di questo prodotto, ecco la sua composizione in termini calorici tratta dal manuale trilingue (tedesco, inglese e francese) “Food Composition and Nutrition Tables” di Souci- Fachmann-Kraut. In mio possesso è la 6a edizione riveduta ed ampliata delll’anno 2000. Si tratta di un volume di ca. 1.200 pagine che costituisce il riferimento mondiale in questo campo, edito da “Mediapharm Scientific Publishers”. Alla voce “Nuss-Nougatcreme” troviamo la seguente tabella di dati che, per semplicità e chiarezza, diamo in kcal, l’unità di misura cui il pubblico è maggiormente abituato:

------------------------Proteine ---------------Grassi-----------------Carboidrati-------------------Totale
Energia in kcal -------17----------------------282----------------------233--------------------------532

Alex Schwazer


A questo punto possiamo giocare a carte scoperte: una crema di nocciole da spalmare, i cui dati segnaletici coincidono con quelli della Nutella Ferrero, è un oggetto alimentare che produce 532 kcal per ogni 100 g, di cui una metà (54%) è dovuta ai grassi, e l’altra metà (44%) ai carboidrati, con l’aggravante che i carboidrati si riducono prevalentemente al saccarosio (95,4%), cioè allo zucchero bianco propriamente detto, quello aggiunto, quello delle calorie vuote. C’è bisogno di essere un medico, un nutrizionista diplomato, non basta essere i genitori del bambino per dire: ”Questo cibo, metà grasso e metà zucchero, a nostro figlio non lo daremo mai!”? Dando una breve lettura ai siti tedeschi, per esempio proprio a TheLocalDe, si vede e si sente che il pubblico è indignato dal fatto che questi prodotti vengano pubblicizzati dai campioni dello sport più noti e più amati dal pubblico, volendo così comunicare l’idea che Nutella, ma più in generale tutta la gamma di prodotti alimentari Ferrero, siano sinonimo e forieri di grande salute e di grandi prestazioni. In Italia il volto della Nutella (ed affini) è rappresentato da una donna superiore come Fiona May, dall’invincibile spadaccina Valentina Vezzali (tanti auguri e sta’ attenta alla guida!), dalla velista Alessandra Sensini, e da due avvenenti giovanotti come il marciatore Alex Schwazer ed il lunghista Andrew Howe Besozzi.

Andrew Howe



Si rendono conto, questi amati e stimati personaggi, che per denaro, non certo per convinzione, inducono i bambini a consumare un prodotto alimentare che non tutti i medici consiglierebbero? Quanto a me, in un primo momento pensavo che alla Ferrero convenisse modificare la formula in modo da eliminare quei buchi nella tabella delle sostanze nutrienti utili. Poi, ripensandoci, come sostenitore della scuola neoterica dell’alimentazione "viva", ho concluso che, essendo sottoposto a quel ciclo di lavorazione industriale, quel prodotto rimarrebbe comunque un materiale inerte.

(Tutte le foto Bing Google di dominio pubblico. Click per ingrandire)

domenica 9 ottobre 2011

Nascita dell'uomo neoterico. Parte 1a

Di Marino Mariani

Amore nel mondo tra il fiore e l'insetto

Quando lessi per la prima volta che, originariamente, l’uomo era un animale roditore che viveva sugli alberi e si nutriva di frutta e noci, pensai: quanto sono bravi gli scienziati, chissà quante ricerche avranno fatto per ricostruire il passato dei nostri progenitori e tracciarne l’immagine di come appariva milioni di anni fa. Ma qualche tempo dopo, ragionando sull’alimentazione umana, feci questa osservazione: l’uomo non ha, e non ha mai avuto, né artigli né zanne per combattere contro gli altri esseri che popolavano il nostro pianeta. Non avrebbe potuto uccidere e divorare neanche le miti pecorelle, i coniglietti e i maialini. Non avrebbe potuto brucare l’erba delle praterie: per digerirne la cellulosa avrebbe dovuto possedere lo stomaco multiplo dei ruminanti, Che cosa gli rimaneva se non rifugiarsi sugli alberi e nutrirsi di frutta e noci? E cosi, con un ragionamento della durata di un lampo ho trovato la stessa risposta che avrebbe richiesto anni ed anni di ricerche. Quindi, escludendo che questo progenitore dell’uomo potesse essere carnivoro o erbivoro, la sua giusta denominazione è quella di animale frugivoro, che significa: mangiatore di frutta. Il suo habitat naturale era quello degli alberi che gli davano da mangiare. Naturalmente, col passare di almeno una ventina di milioni di anni, questo esserino arboricolo ha subito trasformazioni. Ad un certo momento deve aver scoperto il fuoco e la sua utilizzazione per la cottura dei cibi: la cottura dei cereali (grano, riso, granturco…), delle leguminose (fagioli, ceci, lenticchie…), di certe euforbiacee (cassava, tapioca, manioca…): una quantità sterminata di generi alimentari che, per essere correttamente digeriti, hanno bisogno della cottura. La quale non serve solo ad ammorbidire l’alimento, ma provoca alcune trasformazioni essenziali: rende solubile l’amido dei cereali, elimina il fattore inibitore della tripsina nelle leguminose, neutralizza l’acido prussico nella cassava…Con la conquista di questo impero alimentare il progenitore dell’uomo, non essendo più legato a determinati alberi da frutta, né a particolari tipi di habitat, poteva partire alla conquista del pianeta. Nessun altro animale può sopravvivere e prosperare in ogni parte del mondo, ognuno è legato al proprio sito originario. L’uomo, invece…. L’uomo, invece, si trova nel paradiso terrestre, ed il pianeta sembra fatto su misura per lui. Tutte le calorie che gli servono per sopportare carichi di lavoro che, con l’utilizzazione delle macchine diventano sempre più lievi, gli vengono fornite dai vegetali di cui ha imparato la cottura, mentre tutte le preziose sostanze che gli assicurano salute e benessere, e cioè le vitamine ed i sali minerali organici, gli vengono fornite dalle verdure e dalle frutta, da piante modeste come carote, cavoli ed insalate, praticamente spontanee, praticamente gratuite. Buona parte delle quali possono essere mangiate crude, senza perdita alcuna delle loro sostanze vitali. Molte leggende sostengono che l’uomo è stato cacciato dal suo paradiso terrestre e costretto ad una esistenza di pene, stenti e sofferenze, ma in realtà l’uomo seguita ad abitare nel paradiso terrestre, ma lo ha trasformato in un ambiente ostile, invivibile. Quando sono nato io, non milioni di anni fa, ma solo un’ottantina, il pianeta godeva del sereno succedersi di quattro stagioni, e non solo i poeti e gli artisti salutavano il risveglio della primavera, ma anche noi bambini sentivamo l’aria che s’intiepidiva, la natura che s’adornava di fiori e di fronde, il pigolio degli uccellini nei loro nidi, il ritorno delle rondini nei nostri cieli. Oggi le stagioni sono scomparse, e ciò che avviene di norma, è un continuo succedersi di catastrofi naturali.

Il primo giorno di primavera in una Terra Neoterica

Perché questa rivolta della natura contro l’uomo e contro tutti gli abitanti della Terra? Ma, in realtà, è l’uomo che si è volto contro la natura quando, per la prima volta, ha ucciso un animale e, con l’aiuto del fuoco, ne ha mangiato il cadavere. Fu un peccato? No, sì, forse, ma comunque un grande errore, le cui funeste conseguenze hanno cominciato a manifestarsi centinaia di migliaia, o milioni d’anni dopo. E che comunque hanno raggiunto il parossismo adesso, forse l’ultimo momento utile per fermarsi ed invertire la marcia. Con la conquista del fuoco l’uomo divenne capace di ingerire la carne degli animali uccisi, e da quel momento i libri di testo lo dichiarano omnivoro, cioè anche carnivoro, oltre che vegetariano del tipo frugivoro. Ma… c’è un ma: il suo apparato digerente non passa l’esame per ottenere la patente di carnivoro, risultando troppo lungo. Infatti la lunghezza del dotto digerente di un carnivoro è tre volte maggiore del tronco, mentre, nell’essere umano, questo rapporto è pari a dodici. Quattro volte troppo lungo, dunque, per essere un carnivoro. Ma che importanza ha la lunghezza dell’apparato digerente nell’alimentazione dell’uomo e degli altri esseri viventi? Per rendersene conto basta pensare che prima del primo boccone di carne il cibo dell’uomo consisteva esclusivamente di sostanze “vive”, capaci di crescere e riprodursi. Tali sono tutte le frutta, peperoni, patate e pomodori…I cereali trovati dopo secoli o millenni nelle anfore delle navi romane affondate nel Mediterraneo sono ancora capaci di germogliare, e lo stesso vale per fagioli, ceci e lenticchie.


Con la cottura l'uomo dispone di riserve alimentari infinite


Celebri sono i romanzi d’avventura in cui il protagonista si trova abbandonato su un’isola deserta, e si trova in tasca un chicco di grano dal quale….Gli alimenti vegetali non vanno in putrefazione durante il processo di digestione, la carne sì, e per questo gli animali carnivori hanno un intestino molto corto. Nell’apparato digerente dell’essere umano la carne va in putrefazione. Ilya Metchnikoff (premio Nobel 1908) affermò che “È la putrefazione alimentare la responsabile delle morti premature, che è causa di tutte le malattie, perché questi veleni, altamente pericolosi, passano dal canale alimentare nella linfa e nel sangue, e da questi sono condotti in tutte le parti del corpo: il fegato, i polmoni, i reni, il cuore ed il cervello”. In epoca attuale, il dottor Austin Flint, del Bellevue Hospital College, uno dei più importanti medici d’America, ha fatto un’analisi chimica del brodo di manzo ed ha scoperto che il risultato era praticamento lo stesso di un’analisi dell’urina: “È inevitabile che sia così, perché il brodo di manzo, il brodo di carne, il brodo di pollo, il bollito e gli estratti di carne di tutti i tipi sono vere e proprie miscele di tessuti disintegrati, preparati artificialmente, proprio come l’urina, che è composta da tessuti disintegrati prodotti dal metabolismo del corpo”. E seguita: “La carne si decompone nel tratto digestivo, il veleno risultante viene assorbito e il sangue contaminato, con risultati disastrosi. Questa è la causa primcipale che predispone al cancro, alla tisi e ad altri tipi di malattia”. Se le infauste conseguenze di un’alimentazione di tipo animale (invece che esclusivamente vegetale) ricadessero soltanto sul singolo individuo, potremmo dire: “Caro mio, peggio per te!”, come potremmo dire a chi fuma, beve e si droga. Ma oramai il disastro è, senza esagerare, di dimensioni planetarie: secondo una stima di vent’anni fa, un quarto delle terre del nostro pianeta è occupato dagli allevamenti di bovini. Più di un miliardo pascolano nei cinque continenti. Il 70% dei cereali prodotti in America è destinato all’allevamento dei bovini, ma di fronte a 157 milioni di tonnellate di cereali utilizzati per il loro nutrimento vengono ricavati soltanto 28 milioni di tonnellate di carne, con un rendimento inferiore al 18%. Questi dati sono contenuti nel libro: “Beyond Beef: rise and fall of the cattle culture” di Jeremy Rifkin, il grande ecologo, tradotto in tutte le limgue (Das Imperium der Rinder in tedesco, Ecocidio in italiano). L’autore descrive le atrocità dell’allevamento e della macellazione di quelle povere bestie: Le quali, a loro volta, brucando l’erba senza posa, lasciano dietro di sé la devastazione delle antiche praterie naturali e delle foreste abbattute dalla punta estrema della Patagonia fino al Canada. Ed anche l’Africa è profondamente ferita dalla calamità di questi allevamenti, che oltre a provocare la desertificazione dei terreni, con i loro residui ed emanazioni contribuiscono all’inquinamento del mondo non meno, forse più, degli impiamti industriali.

Raccolta della cassava 

La gallina, Mater et Magistra del pollaio


Ma mentre l’inquinamento di questi ultimi è in fase di contenimento, in virtù dei progressi tecnologici e dei provvedimenti legislativi, gli allevamenti sono in continua crescita, ed una cortina di silenzio protegge i loro effetti distruttivi dal giudizio dell’opinione pubblica mondiale. Quando si lamenta la distruzione delle foreste amazzoniche, si tace che la deforestificazione viene effettuata per far posto ai branchi di bovini da macello, e che costoro lasciano dietro di sé una scia di terra bruciata. Ma oltre ai danni irreparabili arrecati al nostro pianeta, l’alimentazione animale arreca danni irreparabili all’uomo inteso come comunità e come individuo: i cereali destinati all’allevamento del bestiame e sottratti all’alimentazione umana creano la fame nel mondo. Mentre un’alimentazione contro natura crea malessere nell’uomo, diminuisce la sua vitalità, offusca il suo pensiero, lo degrada dal punto di vista morale. L’uomo è diventato l’assassino del creato, nei confronti degli altri animali e, principalmente, nei confronti dei propri simili. Ai tempi della mia giovinezza le guerre venivano dichiarate dopo uno scambio di note diplomatiche, poi di ultimatum ed il ritiro degli ambasciatori, infine con la creazione di un casus belli, e venivano combattute “al fronte”.Oggi le guerre non vengono mai ufficialmente dichiarate e vengono combattute nelle scuole, nelle chiese, nei mercati, nei treni, negli aeroplani. Ogni metro quadro è teatro di attentati proditori. La vita pacifica e contemplativa è resa impossibile. Per queste ragioni, quello che è stato definito “Homo Sapiens” va ridefinito come “Homo Inferior quia Necrofagus” (Uomo inferiore perché mangiatore di cadaveri) ed è il più astuto e pericoloso avversario dell’umanità. Una sorta di giustizia cosmica fa sì che l’uomo applichi su se stesso un codice di autodistruzione. Tanti, tanti anni fa, forse venti o trenta, girando tra i canali televisivi, vidi gli ultini secondi di un un documentario di Folco Quilici, che si concludeva con queste parole: “Quando la razza umana si sarà estinta, il nostro pianeta tornerà a rifiorire”. Lo stesso Konrad Lorentz (premio Nobel 1973), fondatore dell’etologia, era convinto che questo non fosse il vero uomo, ma un essere effimero, destinato all’autodistruzione. I profeti dell’autodistruzione sono abbastanza numerosi e adducono le più svariate motivazioni come causa del loro catastrofismo. Buona parte di essi condanna le atrocità nei confronti degli animali da macello ed è lesta ad autoproclamarsi “vegetariana”. Ma, forse in buona fede, cioè senza rendersene conto, quasi il 90% di costoro sono “pseudovegeriani”, cioè gente che dichiara di non mangiare carne, ma seguita a nutrirsi di latte e uova.
Riserve iniziali del chicco di grano

L'imperatore Meiji introdusse il latte nel rancio
dei militari giapponesi per incattivirli


E con ciò crede di aver messo a posto la propria coscienza, trasferendosi in una realtà immaginaria, tanto arcadica quanto illusoria, quella di una famigliola di campagna che possiede, attorno alla casetta, un pezzo di terra in cui pascola quietamente qualche mucca e razzolano una o due dozzine di gallinelle. La sera le mucche vengono munte, ed al mattino si vanno a raccogliere le uova nel pollaio. Ma questo scenario di pace pastorale è una vera e propria, sia pur benigna, allucinazione. Un essere femminile produce il latte quando è in attesa di un parto, e questo liquido materno è la dote e il presidio con cui il neonato viene introdotto alla vita. Nella vita reale, in questo tipo di società che si è stabilita nel nostro pianeta, giornalmente vengono prodotte migliaia di tonnellate di latte da parte di mucche che ignorano l’esistenza, nel loro genere, dell’essere maschile, e che vengono tenute artificialmente in uno stato di fecondazione permanente. Che vengono munte meccanicamente e controllate a verifica che la loro produzione sia conforme alle tabelle di marcia fissate industrialmente. Il latte da loro prodotto è ricco non solo di grassi saturi e di ormoni, ma anche di tutti i disinfettanti e medicinali loro propinati a titolo preventivo. E questi esseri sventurati sentono non solo la vanità della loro esistenza dovuta all’assenza della controparte maschile, ma, soprattutto l’insoddisfatto anelito alla maternità: produrre quintali di latte senza partorire un vitellino da leccare, da allattare, da proteggere e guidare ….In tutto il cosmo il latte è il bianco passaporto che l’esserino porta con sé ed esibisce all’ingresso nella vita. Nell’universo non siamo tutti mammiferi. Non tutti gli esseri viventi hanno ricevuto il loro benvenuto dal seno materno. Ma un principio generale, facilmente verificabile, stabilisce che tutti i candidati alla vita ricevono dalla natura una buonentrata da consumare una sola volta, e cioè nel periodo in cui l’organismo del neonato ancora non è atto ad autosostentarsi, non essendo ancora provvisto degli organi destinati a tale bisogna. Persino le creature vegetali vengono provviste dalla natura di questo ausilio iniziale. Chi prepara in casa i germogli (per esempio: di soia) vede che sin dalla prima innaffiatura spuntano i primordi delle foglie e delle radici che traggono nutrimento dal materiale organico contenuto nel seme stesso. Nella vita di una pianta questo è un momento unico, perché i vegetali si nutrono esclusivamente di materiale inorganico, come gli esseri viventi (gli animali) si nutrono esclusivamente di sostanze organiche. Proseguendo l’osservazione della germinazione dei semi di soia, si vede che dopo qualche giorno le radici si sono sviluppate a tal punto che la piantina va raccolta come germoglio, oppure interrata affiché le radici possano assorbire i minerali del terreno di cultura, e la pianta non sarà più in grado di assorbire sostanze organiche, e l’aiuto iniziale avrà esaurito il suo compito.

Tutti i colori della Primavera Neoterica

Quando vediamo in autostrada un’autocisterna adibita al trasporto del latte, questo liquido non ha più nulla a che fare con le sacre goccie stillanti dal seno materno. Il latte delle autocisterne è una sostanza ben più pericolosa di un carico di scorie nucleari. È un liquido contro natura perché destinato all’alimentazionen di esemplari adulti di un genere animale diverso, mentre la natura lo riserva ai piccoli dello stesso genere. Alla fine dell’800 l’imperatore Meiji, dopo secoli di dominazione dello Shogun, riportò la Monarchia al potere in Giappone, ed intraprese un’opera di modernizzazione del paese, per troppo tempo rimasto chiuso nel suo isolazionismo. A tal uopo importò specialisti da tutto il mondo occidentale: medici, chimici, ingegneri, finanzieri, banchieri, giuristi, specialisti, professori, artigiani ed artisti di ogni genere. E, non da ultimo, esperti militari di tutte le armi. Su parere di quest’ultimi introdusse nel rancio dei soldati una sostanza praticamente ignorata in Giappone: il latte. Allo scopo di “incattivire” i soldati, farli diventare spietati come gli inglesi. Agli occhi degli osservatori che volevano osservare ad occhi aperti, e trarre conclusioni dalle loro osservazioni usando il metodo deduttivo, il latte più che un alimento adatto alla nutrizione, si dimostrò un fattore peggiorativo del carattere umano. Ed infatti, a tutt’oggi, il latte e i latticini sono rimasti estranei alla cucina classica giapponese. Queste osservazioni sul latte fatte in Giappone diedero risultati inaspettati ed evidenti perché nei paesi occidentali il latte era stato introdotto nell’alimentazione da tempi immemorabili, e quindi le alterazioni da esso provocate, essendosi diluite nei secoli, passavano inosservate. Mentre in Giappone, come abbiamo visto, il terreno era ancora vergine. Tuttavia, nell’ultimo secolo, la diffusione del latte e dei prodotti lattiero-caseari ha subito un’accelerazione tale che i suoi effetti sono diventati devastanti ed osservabili in ogni scala d’osservazione. Io non sono nato nella notte dei tempi, solo un’ottantina di anni fa. E come ho fatto varie volte osservare, quando sono nato io la parola “osteoporosi” neanche appariva nei vocabolari. È la ben nota malattia che consiste nella trasformazione delle ossa che, per perdita di calcio, diventano porose. Nelle donne la manifestazione più frequente è la frattura del femore. Negli uomini è la caduta dei denti. Il latte (ed i latticini) vengono spacciati come generose fonti di calcio alimentare, ma in realtà latte e latticini sono alimenti “acidificanti”, e sottraggono calcio alle ossa e ai denti, invece che rifornirli di questo elemento, che è, tra l’altro, il quarto più abbondante sulla terra. Inoltre il latte è, di regola, parecchio indigesto, ed invece di invitare a non consumarlo, la tendenza è quella di colpevolizzare coloro che non lo tollerano, e a propagandare tipi di latte “ad alta digeribilià”. Le statistiche parlano chiaro: la crescita del consumo del latte non è accompagnata da nessun miglioramento, ma solo dal peggioramento di ogni tipo di statistica, dalla salute alla delinquenza, alla litigiosità, all’intolleranza religiosa ed ideologica. E persino il tracollo dell’economia mondiale e delle condizioni climatiche del pianeta seguono fedelmente l’aumento della diffusione del latte e dei latticini. I consumatori di latte e formaggi che si autoproclamano vegetariani, si autoconsolano affermando che: “Almeno noi non vogliamo la morte dell’animale, ci limitiamo a raccogliere quello che la mucca stessa produce come alimento”, secondo un’antica istanza induista. Sfortunatamente l’allevamento delle mucche da latte avviene nelle abituali atroci condizioni vigenti nell’industria per cui, per queste povere bestie, inutilmente sacrfiicate, la morte non sarebbe l’alternativa peggiore. Anzi, forse, una liberazione. Ed a proposito dell’atrocità degli allevamenti, non mancano i riferimenti ai campi di sterminio nazisti. E c’è l’insinuazione che il popolo tedesco, non ostante le unanimi dichiarazione, non ignorasse l’esistenza di quei campi. D’altra parte i sopravvissuti dei campi sono unanimi nell’affermare di essere stati abitualmente sorvolati dalle formazioni di due o tremila bombardieri anglo-americani che dalle basi di Francia e Inghilterra andavano ad atterrare in Romania, dopo aver sganciato il loro carico di bombe sulla Germania. E poi c’erano gli aerei da ricognizione e la caccia pesante che volava a volo radente per neutralizzare le difese antiaeree. Ed i prigionieri invocavano gli aerei alleati affiché bombardassero le loro prigioni: nel trambusto qualcuno di loro sarebbe fuggito e gli altri avrebbero trovato la pace della morte. In definitiva le atrocità dei campi di sterminio si convenne di rivelarle dopo la fine della guerra, come se questi fossero stati scoperti per caso, passando nelle vicinanze. Ebbene, gli pseudo vegetariani si rendano conto, prima che sia troppo tardi, che le atrocità degli allevamenti delle mucche da latte sono uguali alle atrocità degli allevamenti dei bovini da macello, ed è completamente inutile e controproducente manifestare indignazione, quando l’unica misura da adottare è semplice: astenersi dal consumo di latte e latticini. Non è facile, visto che la televisione e gli altri mezzi di comunicazione non fanno altro che esaltare le virtù di questo alimento, definito come necessario alla crescita dei bambini ed alla prevenzione dell’osteoporosi. Ma le stesse accuse di atrocità vanno rivolte ai produttori di uova. Anche qui le povere bestiole sono deprivate di tutte le funzioni vitali e costrette ad uno stato di perpetua gravidanza.

Quando l'Homo Necrofagus sarà estinto la Terra rifiorirà

Quando ero un ragazzino per diversi anni ho abitato in paese, ove anche noi avevamo un pollaio, in cui spiccava la figura fiabesca della chioccia guidatrice di una nidiata di pucini, che trovavano ricovero sotto la sua ala protettrice. Ridendo e scherzando la gallina riveste un ruolo del tutto singolare nell’ambito di tutta la storia naturale: se è ben noto il coraggio e l’abnegazione con cui ogni madre difende la sua figliolanza dalla tigre alla gatta, da mamma elefante a mamma cagnolino, la gallina guida, protegge e difende la figliolanza di tutto il pollaio, cioè di ogni pulcino nato dalle uova da lei covate, che non sono soltanto le sue proprie. Se qualcuno tra i grandi favolisti di tutti i tempi, da Perrault ai fratelli Grimm, da La Fontaine a Collodi, ad Andersen…avesse dedicato alla gallina l’enciclica “Mater et Magistra” avrebbe precorso di secoli quell’amore tra l’uomo e gli animali che, prima o poi, è destinato a trionfare. Ma le uova, a prescindere dal rapporto tra l’uomo e gli animali, fanno bene o fanno male? Il rosso d’uovo contiene una grande quantità di colesterolo, mentre il bianco ne è completamente privo. Tutti gli opuscoli, tutto il materiale informativo ufficiale relativo ad una sana alimentazione distribuito anche nelle scuole è concorde e tassativo nell’affermare che la quantità massima consentita è quella di due uova alla settimana per ogni individuo di ogni età. Questa quantità, se fosse rispettata, non sarebbe in grado di nuocere alla salute umana e non costituirebbe alcun periglio ambientale. Se venisse rispettata. E se venisse veramente rispettata il fabbisogno mondiale sarebbe facilmente coperto dalla produzione familiare sul tipo di quel pollaietto degli anni quaranta di quando la mia famiglia abitava in paese. E non ci sarebbe alcuna opportunità di istituire fabbriche dell’orrore in cui segregare questi innocui animaletti. Ma, invece che limitarsi a queste quote di sicurezza, il consumo mondiale è infinitamente maggiore, e le fabbriche dell’orrore lavorano a pieno ritmo anche sulle galline da cova! A questo punto concludo che sul capo di quell’esemplare della razza umana che va definito come “Homo Sapiens sed Inferior quia Necrofagus” convergono tutte le accuse di questo mondo: la sua macabra alimentazione ha determinato la degenerazione del caratterre umano cancellando ogni tendenza verso la fratellanza, tolleranza e cooperazione non solo a livello internazionale, ma raggiungendo persino il livello familiare. Questo significa che il nemico di ogni individuo di questa specie non sta solo oltre confine, ma si annida anche entro le mura di casa propria. Le statistiche sulla durata della vita in tutto il mondo sono in aumento per merito di tutti gli agi introdotti dal progresso. Quand’ero piccolo mia madre mi faceva indossare, sotto la camicia, due maglioni di lana a maniche lunghe, ed avevo sempre i geloni alle mani ed il naso che colava. Ma a vent’anni, quando ho conosciiuto mia moglie svizzera, che non portava nessun tipo di maglietta, anch’io ho smesso di colpo di ricoprirmi di lana ed ho immediatamente acquisito una salute di ferro, ma in quel ventennio a casa nostra avevano fatto ingresso l’acqua calda corrente ed i termosifoni. Sì, il progresso esiste e verrà il millennio in cui l’essere umano sarà signore dell’Universo conosciuto ed avrà debellato il suo vero nemico: la morte. Ma quell’essere umano non sarà il mangiacadaveri Homo Inferior quia Necrofagus, bensì un Homo Sapiens enim Superior quia Neotericus. In cui il vocabolo “Neoterico” è un termine pomposo, classico, neoclassico, romantico e verista che significa semplicemente “nuovo”, ma con l’implicito sostegno di vari attributi, come: attuale, moderno, innovatore, al passo con i tempi…ed anche: precursore, antesignano, vaticinatore. Si chiamavano neoterici, così li battezzò ironicamente Cicerone, i poeti latini del tempo di Cesare che ripudiavano le usanze degli antichi con tutti  i loro poemi epici scritti ad esaltazione degli eroi mitologici, mentre loro si dedicavano alla composizione di brevi ed eleganti poemetti, che si distinguevano per le loro triplici caratteristiche: brevitas, labor limae atque doctrina. E cioè: concisione, perfezione formale e sapienza (mitologica, geografica, linguistica e scientifica). Se il loro contenuto era lieve, nel senso che prendeva spunto non dalla venerazione di una dea ma dall’amore per la ragazza della porta accanto, e da fatti di cronaca ed anche da pettegolezzi e maldicenze invece che da tradizioni mitico-storico-epiche, la forma, come abbiamo detto, era impreziosita da un lungo lavoro di lima. Il maggiore di questi poeti è Catullo, l’unico la cui opera, in forma di una raccolta di brani di varia lunghezza, numerati da 1 a 107, è giunta sino a noi, mentre gli altri sono totalmente scomparsi, lasciando soltanto citazioni da arcane fonti e sporadici frammenti. Ebbene, per l’uomo neoterico che nasce quest’oggi ho pensato a lungo ad un decalogo che, come dice la parola stessa, è una raccolta di dieci comandamenti da osservare con scrupolo allo scopo di realizzare le finalità del movimento. Ne ho trovato subito uno, mentre gli altri nove li ho cercati invano. Ma poi ho capito che l’uomo neoterico non ha bisogno di un intero decalogo, ma di un solo comandamento che è questo:
 L’uomo è il fratello maggiore degli animali: li ama, li rispetta e li difende

Tradizionalmente l'uomo e gli animali si dividevano la fatica nei campi
(Giovanni Segantini: Ritorno al Villaggio Nativo)

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