mercoledì 30 novembre 2011

Nutella Ferrero nella tempesta

Di Marino Mariani
Furgoncino Ferrero all'inizio dell'epopea della Casa

Venerdì 18 novembre 2011 il Messaggero, quotidiano di Roma, ha pubblicato una notizia dal titolo: “Tribunale tedesco alla Nutella: cambi etichetta, indicazioni fuorvianti”. Ecco l’articolo:

ROMA - Un tribunale tedesco ha chiesto ai produttori della Nutella di modificare le etichette sui barattoli della popolare pasta di cioccolata alla nocciola, perché secondo i giudici il testo è fuorviante. Lo scrive TheLocalDe, un sito di notizie tedesche in lingua nglese. Secondo la corte d’appello di Francoforte il testo contestato dà l'impressione che la Nutella contenga più vitamine e meno grassi e zucchero di quanto non abbia in realtà. La Ferrero ha annunciato l'intenzione di fare ricorso in appello contro la sentenza.

Fiona May


La prima cosa che ho fatto è stata quella di visitare il sito TheLocalDE da cui Il Messaggero aveva ricavato l’informazione. L’ho copiato integralmente e l’ho tradotto. L’ho studiato a fondo e l’ho trovato pieno di imprecisioni, incertezze, contraddizioni, da cui l’impossibilità di ricavarne un articolo dalla logica irreprensibile.
Evidentemente il sito tedesco TheLocalDe, che pubblica notizie in inglese, nella fretta incorre in errori di traduzione. A questo punto sono stato sfiorato dal desiderio di abbandonare l’impresa, ma sentivo che avrei dovuto, prima, scovare le fonti originali tedesche, per avere una stima esatta della portata di quel provvedimento giudiziario. A titolo di prova ho digitato su internet questa richiesta: “Nutella Etiketten in Deutschland”. E qui, apriti cielo!, sono stato investito da un incontenibile torrente di siti che trattavano la questione “Nutella”. In effetti, le prime trenta pagine di internet, per un complesso di 300 siti, erano destinate esclusivamente a questo “imbroglio” e. senza eccezioni, tutti i titoli esprimevano sdegno e indignazione contro la doppiezza italiana e contro quel malsano maledetto prodotto. Sembrava la  loro “Canzone del Piave”,  col grido di battaglia : “Indietro va’ straniero!”. Ciò mi ha meravigliato assai, perché avevo le mie ragioni per credere che Nutella fosse un prodotto parrticolarmente “simpatico” al pubblico tedesco.

L'autorevole quotidiano di Francoforte


Agli inizi degli anni 60, mia moglie ed io siamo stati in Germania a trovare una cugina (svizzera) che durante la guerra era stata madrina (per corrispondenza) di un soldato tedesco. Alla fine della guerra i due si sposarono e, in occasione della nostra visita ci presentarono le loro tre fiorenti figliole, tirate su a pane nero e Nutella. Specie lui, tedesco, non faceva altro che elogiare Nutella in termini tali, che per molto tempo pensammo che questa crema fosse un prodotto tedesco, e che in Germania l’amassero tutti. Credevo anche che la Ferrero, ditta che la produce, avesse un grosso prestigio internazionale: in Svizzera si assegna periodicamente un premio alla ditta ritenuta “la migliore” di tutto il mondo. Nell’ultima edizione di questo premio era data per scontata la vittoria di IKEA, ma al postutto è risultata vincitrice proprio la Ferrero. Ma tutte queste considerazioni non hanno impedito che la notizia della sentenza del tribunale abbia dato fuoco alla miccia di una vera e propria sollevazione popolare. Le etichette fuorvianti sono state giudicate artatamente tendenziose, e si è inveito contro un alimento ritenuto malsano, come se il tribunale avesse stabilito ciò. Tra i siti furenti ho visto di sfuggita anche quello di “Stern”, il settimanale tedesco diffuso in tutto il mondo. E ho indugiato anche a leggere, uno per uno, i 78 commenti al blog legale “Law Blog” di Udo Vetter. Ma per avere una descrizione dei fatti meno passionale e più oggettiva, alla mia richiesta su internet ho aggiunto questa sigletta: ”FAZ”, che significa Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei più autorevoli quotidiani europei. Ed ecco l’articolo integralmente riprodotto:

Gericht: Nutella-Etikett führt in die Irre
17.11.2011 · Wie viele Vitamine und wie viel Fett enthält die Nuss-Nougat-Creme Nutella? Verbraucherschützer monieren, die Angaben auf dem Etikett seien irreführend. Die Richter des Oberlandesgerichts Frankfurt sehen das auch so und drohen dem Hersteller mit einem Ordnungsgeld von 250.000 Euro. Auf der Schoko-Creme Nutella kleben Etiketten mit irreführenden Angaben zu Vitaminen und Nährwerten. Das Oberlandesgericht Frankfurt trug dem Hersteller Ferrero deshalb am Donnerstag in zweiter Instanz auf, die Angaben zu ändern.Die Richter gaben mit ihrem Urteil einer Klage des Bundesverbands der Verbraucherzentralen (vzbv) statt.
Angaben auf unterschiedliche Grundmenge bezogen
Die Verbraucherschützer hatten moniert, dass auf dem Etikett für die Prozentangaben des täglichen Bedarfs unterschiedliche Grundmengen herangezogen wurden.So wurden die Tagesanteile für Fett oder Kohlenhydrate auf die Grundmenge einer Portion von 15 Gramm bezogen, während die in einer anderen Farbe gedruckten Vitamin- und Mineralstoffanteile aus 100 Gramm errechnet wurden. Um die dort abgedruckten Vitaminquoten des täglichen Bedarfs zwischen 30 und 78 (Vitamin E) Prozent zu erreichen, hätte der Konsument also ein Viertelglas der süßen Creme essen müssen.
Valentina Vezzali

Nach Auffassung des vzbv konnten Verbraucher aus dem Etikett den falschen Schluss ziehen, Nutella enthalte sehr wenig Fett und Kohlenhydrate, dafür aber viele gesunde Vitamine. “Tatsächlich ist der Vitaminanteil in einer Portion Nutella viel geringer als gedacht“, erklärte Vorstand Gerd Billen in einer Mitteilung.
Weitere Artikel
Das Oberlandesgericht drohte Ferrero ein Ordnungsgeld von 250.000 Euro an, falls dieTabellen in der bisherigen Form weiterverwendet würden. In der typischen Kaufsituation etwa vor dem Verkaufsregal eines Supermarktes fehle dem Kunden die Zeit, die Unterschiede zwischen den Angaben zu erfassen, begründeten die Richter ihre Entscheidung. Dies sei eine relevante Irreführung, heißt es im Urteil. Ein Lebensmittel, das vermeintlich nur wenig Nährstoffe wie Zucker und Fett, dafür aber viel Vitamine und Mineralstoffe enthält, werde als besonders wertvoll angesehen.
Ferrero Deutschland kündigte in Frankfurt an, die Revision per Beschwerde beim Bundesgerichtshof erzwingen zu wollen. Man sei weiterhin davon überzeugt, dass die Etikettgestaltung transparent und verständlich sei sowie den gesetzlichen Vorgaben eindeutig entspreche. Die Etiketten werde man dennoch freiwillig ab Ende des Jahres ändern und darauf auch die Nährwertangaben pro Portion nennen.

Proviamo a tradurre.

Tribunale: etichetta Nutella induce all’errore
17.11.2011 – Quante vitamine e quanto grasso contiene la crema alle nocciole Nutella? Le associazioni in difesa del consumatore ammoniscono che i dati stampati sulle etichette sono fuorvianti. I giudici della corte d’appello di Francoforte sono d’accordo e minacciano il produttore di una multa di €250.000.
Sulla Nutella attaccano etichette con fuorvianti dati sulle vitamine e sui valori nutritivi. La corte di Francoforte, pertanto, in seconda istanza ha intimato venerdì al produttore Ferrero di aggiornare i dati. I giudici, con la loro sentenza, hanno accolto le richieste dell’Unione Federale delle Centrali dei Consumatori (vzbv).

Dati riferiti a differenti quantità di base
I comitati dei consumatori avevano ammonito che sull’etichetta i dati percentuali relativi al fabbisogno giornaliero venivano riferiti a diverse quantità di base. E così le quantità giornaliere di grassi e carboidrati sono estratte da una quantità di base pari ad una porzione di 15 g, mentre, stampata in un altro colore, la lista delle vitamine e dei sali minerali, riferita ad una quantità di base di 100 g. Per conseguire le quote vitamiche ivi stampate, le cui percentuali variano tra il 30 e il 78% (vit. E), il consumatore deve ingerire un quarto dell’intero barattolo. Come asserisce la “vzbv”, i consumatori possono trarre dall’etichetta, la falsa conclusione che Nutella contenga pochissimo grasso e carboidrati, ma molte invece salutari vitamine. “In effetti la quantità di vitamine contenute in una porzione è molto minore di quanto si possa pensare”, ha chiarito in un comunicato il presidente Gerd Billen.

Seguito dell'articolo
La corte d’appello ha minacciato la Ferrero di comminarle una multa pari a €250.000 se le sue etichette seguiteranno ad essere stampate nella forma attuale. In una ordinaria situazione d’acquisto di fronte agli scaffali di un supermercato, al cliente manca il tempo di valutare la differenza tra le tabelle, così ha motivato il giudice la sua sentenza. Si tratta di una rilevante possibillità d’inganno, è detto nella sentenza. Un alimento è giudicato con particolare favore se contiene molte vitamine e sali minerale, e poco zucchero e grassi. Ferrero Deutschland ha espresso a Francoforte, l’intenzione di presentare ricorso alla Corte d’Appello Fderale, xostenendo che la loro etichetta è trasparente e comprensibile, chiaramente conforme alle prescrizioni di. legge Tuttavia, come atto volontario, alla fine dell’anno modificheranno le tabelle riferendo tutti i valori alimentari unicamente alla porzione.

L'etichetta incriminata



A me sembra che le motivazione del tribunale siano addirittura riduttive, in quanto l’esatta interpretazione delle due diverse tabelle non solo è limitata dalla brevità del tempo a disposizione, ma richiede un vero e proprio processo di interpretazione. La differenza tra le due quantità di riferimento (15 g e 100g) è pari ad un fattore 6,667, fattore che non è possibile determinare con un calcolo mentale (a meno che il consumatore…). Una volta stabilita l’esistenza e l’entità di questo fattore, le diverse percentuali potranno essere correttamente confrontate moltiplicando o dividendo tutti i numeri per tale fattore. Il merito dell’articolo della Frankfurter Allgemeine è, innanzitutto, quello di aver esposto i fatti senza caricarli di astiosa animosità, e poi quello di aver pubblicato una foto di assoluta chiarezza: prendiamo di mira il settore azzurro in cui la prima colonna contine la denominazione dei nutrienti, mentre la seconda colonna stabilisce la quantià in grammi contenuti nella quantità di riferimento di 100 g di alimento (Nutella). Ma facciamo innanzitutto qualche traduzione:

Nährstoff --------------------- Nutriente
Energiewert (kcal)---------- Valore energetico --------------553
Eiweiss (g)------------------- -Proteine---------------------------- 6,9
Kohlenhydrate (g)-----------Carboidrati-------------------------55,6
davon Zucker (g)------------di cui Zucchero------------------55,4
Fett (g)--------------------------Grassi-------------------------------31,0
davon gesättige (g)---------di cui saturi-------------------------9,9
Ballastastoffe (g)------------Fibre----------------------------------3,4
Natrium (mg)------------------Sodio--------------------------------40,0

Con ciò abbiamo esaminato le prime due colonne. La terza colonna esprime le quantità di nutriente contenute in una porzione di 15 g di Nutella. Come abbiamo detto, queste quantità possono essere dedotte dai dati della seconda colonna dividendoli per 6,667. Queste quantità, ovviamente piccole, vengono poi confrontate con un grandezza ipotetica, denominata GDA (Guideline Daily Amounts), che si presenta sotto forma di dosi giornaliere raccomandate nell’ambito di una dieta bilanciata riferita ai soggetti più disparati, costituiti, per esempio, da una fanciullina di anni 14, o un lavoratore pesante di quarant’anni….In questo caso come riferimento si è assunta una dieta di 2.000 kcal giornaliere. Che sono i 15 g della porzione di riferimento scelta da Ferrero di fronte ad un pasto completo? Solo una piccola frazione: un bocconcino da 80 kcal contro le 2.000 kcal di riferimento! Il rapporto tra le due quantità (80:2.000=0,04) è di 4 centesimi, cioè pari al 4%. È chiaro che tutti i valori dell’ultima colonna su campo azzurro debbano essere molto bassi. Esagerando un po’, è come se volessi sapere il valore della catenina che mi misero al collo per la Prima Comunione e la fede che portavo al dito quando mi sposai. Ed una volta pesati questi pochi grammi d’oro, invece di moltiplicarli per la quotazione dellì’oro, mi dessero le percentuali di questi grammi rispetto alle riserve auree americane custodite a Fort Knox.


Marion Nestle



In un suo libro, Marion Nestle (pronuncia “nesel”, nessuna attinenza con la ditta Nestlé), la massima esperta americana di questioni alimentari, riporta il caso di un produttore d’olio che, nella composizione della “sua” porzione, alla voce “grassi” mette un bello “0”, in conformità con le leggi vigenti (in USA)! Ed in effetti il suo pregiato olio da tavola è presente sul mercato in confezione spray, e la porzione di cui offre la composizione è quella che si ottiene premendo il tasto erogatore per una frazione di secondo. In tal volatile quantità, il grasso contenuto cade al disotto del valore che ne rende obbligatoria la denuncia. Se non viene regolamentato in rigide norme standardizzate, il sistema delle porzioni è, per sua natura fuorviante, ed è il frutto delle incontenibili pressioni che le lobbies, in USA regolarmente riconosciute, esercitano sulle autorità governative (in USA i gruppi di pressione sono riconosciuti e legalizzati per il fatto che i partiti politici non godono di finanziamento pubblico). Conseguenza di tutto questo e che la Nutella mette in piazza zucchero e grassi contenuti nella sua porzione di 15 g, e poi sventola i valori di vitamine e sali minerali contenuti nei classici 100 g di prodotto. Queste quantità vengono poste in relazione con le quantità giornaliere consigliate e danno luogo a percentuali lusinghiere, per lo meno apparentemente:


Nome-----------------------------in 100g -------------------------------RDA*
Vitamina B12 (µg)--------------0,30----------------------------------30%
Vitamina E (mg)-----------------7,8-----------------------------------78%
Calcio (mg)---------------------120-------------------------------------15%
Ferro (mg)--------------------------2,4----------------------------------17%
Magnesio (mg)------------------75-------------------------------------25%
(RDA* è la sigla delle quantità giornaliere raccomandate).


Per quanto riguarda quest’ultima serie di dati, più approfondite considerazioni si possono trarre dal manuale terapeutico “Ernärungsmedizin in der Naturheilkunde” (Medicina Alimentare nella Cura Naturale), Urban & Fischer Verlag, München – Jena, 2a edizione 2001. Innanzitutto questo libro introduce un metodo più moderno e significativo per valutare la presenza e la quantità di sostanze nutrienti negli alimenti: se dividiamo la quantità di nutriente per il contenuto calorico di 100 g di quell’alimento, abbiamo la densità assoluta in mg/1.000 kcal o in mg/MJ ( in cui 1 kcal = 4,18 Joule : equivalente meccanico della caloria.

Alessandra Sensini


Va detto che l’orientamento moderno è quello di sostituire il Joule alla caloria come misura dell’energia, come avviene per il Watt al posto dell’HP (o CV) nella misura della potenza. Si tratta di abituarsi). Ai fini del metabolismo il dato relativo ai grammi di sostanza alimentare ha un valore praticamente nullo, perché se una quantità “X” di calcio è contenuta in 100g di parmigiano (1561 kJoule = 375 kcal) oppure in 100 g di sedano a coste ( (65 kJoule = 15 kcal), le percentuali caloriche risulteranno ben differenti. Ed infatti, se andiamo a prendere come esempio proprio il calcio, la densità assoluta di questo elemento vale 754,8 mg/MJ nel parmigiano, e ben 1233,4 mg/MJ nel sedano. Così il medico ed il nutrizionista moderni ed aggiornati, per prevenire l’osteoporosi, consiglieranno le insalate verdi invece che latte e latticini. Ma il nostro manuale tedesco va oltre: se dividiamo la densità assoluta di una sostanza nutriente contenuta in un alimento per la razione quotidiana di quel nutriente consigliata per una determinata classe di consumatori, abbiamo queste possibilità: se la densità assoluta coincide con la dose giornaliera consigliata, il valore di questo rapporto (ossia il risultato di questa divisione) sarà un numero puro pari ad “1”, e quell’alimento, consumato abitualmente, non creerà alcun problema di carenza.


Il Manuale terapeeutico



Se invece la densità assoluta di quel nutriente in quell’alimento non raggiunge la dose giornaliera consigliata, il valore di quel rapporto sarà inferiore all’unità (per esempio “0,35”) e quell’alimento, se assunto abitualmente, provocherà carenze che richiederanno provvedimenti integrativi. Ma se la densità assoluta di quel nutriente in quell’alimento è superiore al fabbisogno giornaliero stabilito dalle autorità sanitarie, il rapporto risulterà maggiore dell’unità. Gli alimenti in cui il rapporto raggiunge il valore di “2” o più, sono particolarmente ricchi di quel nutriente (per esempio calcio, ferro, vitamina A….) e, più ancora delle medicine, serviranno a guarire eventuali carenze. Questo rapporto viene denominato: “densità relativa” di quella sostanza nutriente. Il nostro manuale afferma testualmente che la densità relativa si presta in modo ideale alla valutazione del contenuto delle sostanze nutrienti di ogni prodotto alimentare, specialmente quando il fabbricante, nella pubblicità esalta la ricchezza nutritiva del suo prodotto e ne suggerisce l’alto valore salutare. Ebbene, il nostro manuale ha preso di mira in modo particolare proprio “una crema di nocciole da spalmare particolarmente nota e pubblicizzata” (Es soll dies am Beispiel eines bekannten und viel beworbenen Nuss-Nougat-Brotaufstrichtes belegt werden). Nella seguente tabella sono dati i valori della densità relativa da cui balza evidente che tutta la ricchezza nutritiva di questa crema si limita alla vitamina E, che sorpassa il valore di 3 unità. Il valore della dose giornaliera raccomandata si riferisce alla fascia dei bambini dall’età compresa tra i 7 e i 9 anni, che coincide con la classe d’acquisto specifica di questo prodotto. Mentre il magnesio ed il ferro raggiungono giusto giusto l’auspicato valore di ca. 1, tutte le altre sostanze si piazzano con il loro valore chiaramente sotto l’unità, e sono quindi modestamente rappresentate. Altre sostanze nutritive non vengono menzionate dal produttore, perché le relative densità relative sono appena superiori al valore 0.

Nutriente----------------Quantità-----------------Densità-----------------Densità
----------------------------In 100 g--------------/1000 kcal----------------relativa

Proteine*-------------------7 g----------------------13,6-----------------------0,65
Ca-------------------------130-----------------------253--------------------------0,60
Mg-------------------------75------------------------146--------------------------1,26
Fe---------------------------3---------------------------5,84-----------------------1,11
Vit, B2--------------------------0,2-------------------------0,39------------------------0,57
Vit. B6--------------------------0,13-----------------------0,25------------------------0,34
Vit. E----------------------8-------------------------15,6--------------------------3,70
*Tutti gli altri valori in mg

Composizione degli alimenti




“Questo significa che il largo consumo da parte dei bambini porta ad un impoverimento di importanti sostanze nutritive, se non vengono contemporaneamente assunti alimenti più ricchi. Detto altrimenti, la dose giornaliera calorica raccomandata deve essere nettamente superata per raggiungere le dosi giornaliere raccomandate relative ai diversi nutrienti. Ciò provoca tuttavia lo sviluppo del sovrappeso. Così un alimento pubblicizzato come salutare e ricco di sostanze nutrienti, esaminato più da vicino si rivela relativamento povero e, soprattutto nell’alimentazione dei bambini, piuttosto preoccupante”. Questo è dunque il giudizio di “Ernärungsmedizin in der Naturheilkunde”, in una sezione del libro firmata dal dottor Volker Schmiedell a proposito di una “crema spalmabile alle nocciole” i cui dati specifici coincidono con quelli di Nutella. Ed a proposito di questo prodotto, ecco la sua composizione in termini calorici tratta dal manuale trilingue (tedesco, inglese e francese) “Food Composition and Nutrition Tables” di Souci- Fachmann-Kraut. In mio possesso è la 6a edizione riveduta ed ampliata delll’anno 2000. Si tratta di un volume di ca. 1.200 pagine che costituisce il riferimento mondiale in questo campo, edito da “Mediapharm Scientific Publishers”. Alla voce “Nuss-Nougatcreme” troviamo la seguente tabella di dati che, per semplicità e chiarezza, diamo in kcal, l’unità di misura cui il pubblico è maggiormente abituato:

------------------------Proteine ---------------Grassi-----------------Carboidrati-------------------Totale
Energia in kcal -------17----------------------282----------------------233--------------------------532

Alex Schwazer


A questo punto possiamo giocare a carte scoperte: una crema di nocciole da spalmare, i cui dati segnaletici coincidono con quelli della Nutella Ferrero, è un oggetto alimentare che produce 532 kcal per ogni 100 g, di cui una metà (54%) è dovuta ai grassi, e l’altra metà (44%) ai carboidrati, con l’aggravante che i carboidrati si riducono prevalentemente al saccarosio (95,4%), cioè allo zucchero bianco propriamente detto, quello aggiunto, quello delle calorie vuote. C’è bisogno di essere un medico, un nutrizionista diplomato, non basta essere i genitori del bambino per dire: ”Questo cibo, metà grasso e metà zucchero, a nostro figlio non lo daremo mai!”? Dando una breve lettura ai siti tedeschi, per esempio proprio a TheLocalDe, si vede e si sente che il pubblico è indignato dal fatto che questi prodotti vengano pubblicizzati dai campioni dello sport più noti e più amati dal pubblico, volendo così comunicare l’idea che Nutella, ma più in generale tutta la gamma di prodotti alimentari Ferrero, siano sinonimo e forieri di grande salute e di grandi prestazioni. In Italia il volto della Nutella (ed affini) è rappresentato da una donna superiore come Fiona May, dall’invincibile spadaccina Valentina Vezzali (tanti auguri e sta’ attenta alla guida!), dalla velista Alessandra Sensini, e da due avvenenti giovanotti come il marciatore Alex Schwazer ed il lunghista Andrew Howe Besozzi.

Andrew Howe



Si rendono conto, questi amati e stimati personaggi, che per denaro, non certo per convinzione, inducono i bambini a consumare un prodotto alimentare che non tutti i medici consiglierebbero? Quanto a me, in un primo momento pensavo che alla Ferrero convenisse modificare la formula in modo da eliminare quei buchi nella tabella delle sostanze nutrienti utili. Poi, ripensandoci, come sostenitore della scuola neoterica dell’alimentazione "viva", ho concluso che, essendo sottoposto a quel ciclo di lavorazione industriale, quel prodotto rimarrebbe comunque un materiale inerte.

(Tutte le foto Bing Google di dominio pubblico. Click per ingrandire)

domenica 9 ottobre 2011

Nascita dell'uomo neoterico. Parte 1a

Di Marino Mariani

Amore nel mondo tra il fiore e l'insetto

Quando lessi per la prima volta che, originariamente, l’uomo era un animale roditore che viveva sugli alberi e si nutriva di frutta e noci, pensai: quanto sono bravi gli scienziati, chissà quante ricerche avranno fatto per ricostruire il passato dei nostri progenitori e tracciarne l’immagine di come appariva milioni di anni fa. Ma qualche tempo dopo, ragionando sull’alimentazione umana, feci questa osservazione: l’uomo non ha, e non ha mai avuto, né artigli né zanne per combattere contro gli altri esseri che popolavano il nostro pianeta. Non avrebbe potuto uccidere e divorare neanche le miti pecorelle, i coniglietti e i maialini. Non avrebbe potuto brucare l’erba delle praterie: per digerirne la cellulosa avrebbe dovuto possedere lo stomaco multiplo dei ruminanti, Che cosa gli rimaneva se non rifugiarsi sugli alberi e nutrirsi di frutta e noci? E cosi, con un ragionamento della durata di un lampo ho trovato la stessa risposta che avrebbe richiesto anni ed anni di ricerche. Quindi, escludendo che questo progenitore dell’uomo potesse essere carnivoro o erbivoro, la sua giusta denominazione è quella di animale frugivoro, che significa: mangiatore di frutta. Il suo habitat naturale era quello degli alberi che gli davano da mangiare. Naturalmente, col passare di almeno una ventina di milioni di anni, questo esserino arboricolo ha subito trasformazioni. Ad un certo momento deve aver scoperto il fuoco e la sua utilizzazione per la cottura dei cibi: la cottura dei cereali (grano, riso, granturco…), delle leguminose (fagioli, ceci, lenticchie…), di certe euforbiacee (cassava, tapioca, manioca…): una quantità sterminata di generi alimentari che, per essere correttamente digeriti, hanno bisogno della cottura. La quale non serve solo ad ammorbidire l’alimento, ma provoca alcune trasformazioni essenziali: rende solubile l’amido dei cereali, elimina il fattore inibitore della tripsina nelle leguminose, neutralizza l’acido prussico nella cassava…Con la conquista di questo impero alimentare il progenitore dell’uomo, non essendo più legato a determinati alberi da frutta, né a particolari tipi di habitat, poteva partire alla conquista del pianeta. Nessun altro animale può sopravvivere e prosperare in ogni parte del mondo, ognuno è legato al proprio sito originario. L’uomo, invece…. L’uomo, invece, si trova nel paradiso terrestre, ed il pianeta sembra fatto su misura per lui. Tutte le calorie che gli servono per sopportare carichi di lavoro che, con l’utilizzazione delle macchine diventano sempre più lievi, gli vengono fornite dai vegetali di cui ha imparato la cottura, mentre tutte le preziose sostanze che gli assicurano salute e benessere, e cioè le vitamine ed i sali minerali organici, gli vengono fornite dalle verdure e dalle frutta, da piante modeste come carote, cavoli ed insalate, praticamente spontanee, praticamente gratuite. Buona parte delle quali possono essere mangiate crude, senza perdita alcuna delle loro sostanze vitali. Molte leggende sostengono che l’uomo è stato cacciato dal suo paradiso terrestre e costretto ad una esistenza di pene, stenti e sofferenze, ma in realtà l’uomo seguita ad abitare nel paradiso terrestre, ma lo ha trasformato in un ambiente ostile, invivibile. Quando sono nato io, non milioni di anni fa, ma solo un’ottantina, il pianeta godeva del sereno succedersi di quattro stagioni, e non solo i poeti e gli artisti salutavano il risveglio della primavera, ma anche noi bambini sentivamo l’aria che s’intiepidiva, la natura che s’adornava di fiori e di fronde, il pigolio degli uccellini nei loro nidi, il ritorno delle rondini nei nostri cieli. Oggi le stagioni sono scomparse, e ciò che avviene di norma, è un continuo succedersi di catastrofi naturali.

Il primo giorno di primavera in una Terra Neoterica

Perché questa rivolta della natura contro l’uomo e contro tutti gli abitanti della Terra? Ma, in realtà, è l’uomo che si è volto contro la natura quando, per la prima volta, ha ucciso un animale e, con l’aiuto del fuoco, ne ha mangiato il cadavere. Fu un peccato? No, sì, forse, ma comunque un grande errore, le cui funeste conseguenze hanno cominciato a manifestarsi centinaia di migliaia, o milioni d’anni dopo. E che comunque hanno raggiunto il parossismo adesso, forse l’ultimo momento utile per fermarsi ed invertire la marcia. Con la conquista del fuoco l’uomo divenne capace di ingerire la carne degli animali uccisi, e da quel momento i libri di testo lo dichiarano omnivoro, cioè anche carnivoro, oltre che vegetariano del tipo frugivoro. Ma… c’è un ma: il suo apparato digerente non passa l’esame per ottenere la patente di carnivoro, risultando troppo lungo. Infatti la lunghezza del dotto digerente di un carnivoro è tre volte maggiore del tronco, mentre, nell’essere umano, questo rapporto è pari a dodici. Quattro volte troppo lungo, dunque, per essere un carnivoro. Ma che importanza ha la lunghezza dell’apparato digerente nell’alimentazione dell’uomo e degli altri esseri viventi? Per rendersene conto basta pensare che prima del primo boccone di carne il cibo dell’uomo consisteva esclusivamente di sostanze “vive”, capaci di crescere e riprodursi. Tali sono tutte le frutta, peperoni, patate e pomodori…I cereali trovati dopo secoli o millenni nelle anfore delle navi romane affondate nel Mediterraneo sono ancora capaci di germogliare, e lo stesso vale per fagioli, ceci e lenticchie.


Con la cottura l'uomo dispone di riserve alimentari infinite


Celebri sono i romanzi d’avventura in cui il protagonista si trova abbandonato su un’isola deserta, e si trova in tasca un chicco di grano dal quale….Gli alimenti vegetali non vanno in putrefazione durante il processo di digestione, la carne sì, e per questo gli animali carnivori hanno un intestino molto corto. Nell’apparato digerente dell’essere umano la carne va in putrefazione. Ilya Metchnikoff (premio Nobel 1908) affermò che “È la putrefazione alimentare la responsabile delle morti premature, che è causa di tutte le malattie, perché questi veleni, altamente pericolosi, passano dal canale alimentare nella linfa e nel sangue, e da questi sono condotti in tutte le parti del corpo: il fegato, i polmoni, i reni, il cuore ed il cervello”. In epoca attuale, il dottor Austin Flint, del Bellevue Hospital College, uno dei più importanti medici d’America, ha fatto un’analisi chimica del brodo di manzo ed ha scoperto che il risultato era praticamento lo stesso di un’analisi dell’urina: “È inevitabile che sia così, perché il brodo di manzo, il brodo di carne, il brodo di pollo, il bollito e gli estratti di carne di tutti i tipi sono vere e proprie miscele di tessuti disintegrati, preparati artificialmente, proprio come l’urina, che è composta da tessuti disintegrati prodotti dal metabolismo del corpo”. E seguita: “La carne si decompone nel tratto digestivo, il veleno risultante viene assorbito e il sangue contaminato, con risultati disastrosi. Questa è la causa primcipale che predispone al cancro, alla tisi e ad altri tipi di malattia”. Se le infauste conseguenze di un’alimentazione di tipo animale (invece che esclusivamente vegetale) ricadessero soltanto sul singolo individuo, potremmo dire: “Caro mio, peggio per te!”, come potremmo dire a chi fuma, beve e si droga. Ma oramai il disastro è, senza esagerare, di dimensioni planetarie: secondo una stima di vent’anni fa, un quarto delle terre del nostro pianeta è occupato dagli allevamenti di bovini. Più di un miliardo pascolano nei cinque continenti. Il 70% dei cereali prodotti in America è destinato all’allevamento dei bovini, ma di fronte a 157 milioni di tonnellate di cereali utilizzati per il loro nutrimento vengono ricavati soltanto 28 milioni di tonnellate di carne, con un rendimento inferiore al 18%. Questi dati sono contenuti nel libro: “Beyond Beef: rise and fall of the cattle culture” di Jeremy Rifkin, il grande ecologo, tradotto in tutte le limgue (Das Imperium der Rinder in tedesco, Ecocidio in italiano). L’autore descrive le atrocità dell’allevamento e della macellazione di quelle povere bestie: Le quali, a loro volta, brucando l’erba senza posa, lasciano dietro di sé la devastazione delle antiche praterie naturali e delle foreste abbattute dalla punta estrema della Patagonia fino al Canada. Ed anche l’Africa è profondamente ferita dalla calamità di questi allevamenti, che oltre a provocare la desertificazione dei terreni, con i loro residui ed emanazioni contribuiscono all’inquinamento del mondo non meno, forse più, degli impiamti industriali.

Raccolta della cassava 

La gallina, Mater et Magistra del pollaio


Ma mentre l’inquinamento di questi ultimi è in fase di contenimento, in virtù dei progressi tecnologici e dei provvedimenti legislativi, gli allevamenti sono in continua crescita, ed una cortina di silenzio protegge i loro effetti distruttivi dal giudizio dell’opinione pubblica mondiale. Quando si lamenta la distruzione delle foreste amazzoniche, si tace che la deforestificazione viene effettuata per far posto ai branchi di bovini da macello, e che costoro lasciano dietro di sé una scia di terra bruciata. Ma oltre ai danni irreparabili arrecati al nostro pianeta, l’alimentazione animale arreca danni irreparabili all’uomo inteso come comunità e come individuo: i cereali destinati all’allevamento del bestiame e sottratti all’alimentazione umana creano la fame nel mondo. Mentre un’alimentazione contro natura crea malessere nell’uomo, diminuisce la sua vitalità, offusca il suo pensiero, lo degrada dal punto di vista morale. L’uomo è diventato l’assassino del creato, nei confronti degli altri animali e, principalmente, nei confronti dei propri simili. Ai tempi della mia giovinezza le guerre venivano dichiarate dopo uno scambio di note diplomatiche, poi di ultimatum ed il ritiro degli ambasciatori, infine con la creazione di un casus belli, e venivano combattute “al fronte”.Oggi le guerre non vengono mai ufficialmente dichiarate e vengono combattute nelle scuole, nelle chiese, nei mercati, nei treni, negli aeroplani. Ogni metro quadro è teatro di attentati proditori. La vita pacifica e contemplativa è resa impossibile. Per queste ragioni, quello che è stato definito “Homo Sapiens” va ridefinito come “Homo Inferior quia Necrofagus” (Uomo inferiore perché mangiatore di cadaveri) ed è il più astuto e pericoloso avversario dell’umanità. Una sorta di giustizia cosmica fa sì che l’uomo applichi su se stesso un codice di autodistruzione. Tanti, tanti anni fa, forse venti o trenta, girando tra i canali televisivi, vidi gli ultini secondi di un un documentario di Folco Quilici, che si concludeva con queste parole: “Quando la razza umana si sarà estinta, il nostro pianeta tornerà a rifiorire”. Lo stesso Konrad Lorentz (premio Nobel 1973), fondatore dell’etologia, era convinto che questo non fosse il vero uomo, ma un essere effimero, destinato all’autodistruzione. I profeti dell’autodistruzione sono abbastanza numerosi e adducono le più svariate motivazioni come causa del loro catastrofismo. Buona parte di essi condanna le atrocità nei confronti degli animali da macello ed è lesta ad autoproclamarsi “vegetariana”. Ma, forse in buona fede, cioè senza rendersene conto, quasi il 90% di costoro sono “pseudovegeriani”, cioè gente che dichiara di non mangiare carne, ma seguita a nutrirsi di latte e uova.
Riserve iniziali del chicco di grano

L'imperatore Meiji introdusse il latte nel rancio
dei militari giapponesi per incattivirli


E con ciò crede di aver messo a posto la propria coscienza, trasferendosi in una realtà immaginaria, tanto arcadica quanto illusoria, quella di una famigliola di campagna che possiede, attorno alla casetta, un pezzo di terra in cui pascola quietamente qualche mucca e razzolano una o due dozzine di gallinelle. La sera le mucche vengono munte, ed al mattino si vanno a raccogliere le uova nel pollaio. Ma questo scenario di pace pastorale è una vera e propria, sia pur benigna, allucinazione. Un essere femminile produce il latte quando è in attesa di un parto, e questo liquido materno è la dote e il presidio con cui il neonato viene introdotto alla vita. Nella vita reale, in questo tipo di società che si è stabilita nel nostro pianeta, giornalmente vengono prodotte migliaia di tonnellate di latte da parte di mucche che ignorano l’esistenza, nel loro genere, dell’essere maschile, e che vengono tenute artificialmente in uno stato di fecondazione permanente. Che vengono munte meccanicamente e controllate a verifica che la loro produzione sia conforme alle tabelle di marcia fissate industrialmente. Il latte da loro prodotto è ricco non solo di grassi saturi e di ormoni, ma anche di tutti i disinfettanti e medicinali loro propinati a titolo preventivo. E questi esseri sventurati sentono non solo la vanità della loro esistenza dovuta all’assenza della controparte maschile, ma, soprattutto l’insoddisfatto anelito alla maternità: produrre quintali di latte senza partorire un vitellino da leccare, da allattare, da proteggere e guidare ….In tutto il cosmo il latte è il bianco passaporto che l’esserino porta con sé ed esibisce all’ingresso nella vita. Nell’universo non siamo tutti mammiferi. Non tutti gli esseri viventi hanno ricevuto il loro benvenuto dal seno materno. Ma un principio generale, facilmente verificabile, stabilisce che tutti i candidati alla vita ricevono dalla natura una buonentrata da consumare una sola volta, e cioè nel periodo in cui l’organismo del neonato ancora non è atto ad autosostentarsi, non essendo ancora provvisto degli organi destinati a tale bisogna. Persino le creature vegetali vengono provviste dalla natura di questo ausilio iniziale. Chi prepara in casa i germogli (per esempio: di soia) vede che sin dalla prima innaffiatura spuntano i primordi delle foglie e delle radici che traggono nutrimento dal materiale organico contenuto nel seme stesso. Nella vita di una pianta questo è un momento unico, perché i vegetali si nutrono esclusivamente di materiale inorganico, come gli esseri viventi (gli animali) si nutrono esclusivamente di sostanze organiche. Proseguendo l’osservazione della germinazione dei semi di soia, si vede che dopo qualche giorno le radici si sono sviluppate a tal punto che la piantina va raccolta come germoglio, oppure interrata affiché le radici possano assorbire i minerali del terreno di cultura, e la pianta non sarà più in grado di assorbire sostanze organiche, e l’aiuto iniziale avrà esaurito il suo compito.

Tutti i colori della Primavera Neoterica

Quando vediamo in autostrada un’autocisterna adibita al trasporto del latte, questo liquido non ha più nulla a che fare con le sacre goccie stillanti dal seno materno. Il latte delle autocisterne è una sostanza ben più pericolosa di un carico di scorie nucleari. È un liquido contro natura perché destinato all’alimentazionen di esemplari adulti di un genere animale diverso, mentre la natura lo riserva ai piccoli dello stesso genere. Alla fine dell’800 l’imperatore Meiji, dopo secoli di dominazione dello Shogun, riportò la Monarchia al potere in Giappone, ed intraprese un’opera di modernizzazione del paese, per troppo tempo rimasto chiuso nel suo isolazionismo. A tal uopo importò specialisti da tutto il mondo occidentale: medici, chimici, ingegneri, finanzieri, banchieri, giuristi, specialisti, professori, artigiani ed artisti di ogni genere. E, non da ultimo, esperti militari di tutte le armi. Su parere di quest’ultimi introdusse nel rancio dei soldati una sostanza praticamente ignorata in Giappone: il latte. Allo scopo di “incattivire” i soldati, farli diventare spietati come gli inglesi. Agli occhi degli osservatori che volevano osservare ad occhi aperti, e trarre conclusioni dalle loro osservazioni usando il metodo deduttivo, il latte più che un alimento adatto alla nutrizione, si dimostrò un fattore peggiorativo del carattere umano. Ed infatti, a tutt’oggi, il latte e i latticini sono rimasti estranei alla cucina classica giapponese. Queste osservazioni sul latte fatte in Giappone diedero risultati inaspettati ed evidenti perché nei paesi occidentali il latte era stato introdotto nell’alimentazione da tempi immemorabili, e quindi le alterazioni da esso provocate, essendosi diluite nei secoli, passavano inosservate. Mentre in Giappone, come abbiamo visto, il terreno era ancora vergine. Tuttavia, nell’ultimo secolo, la diffusione del latte e dei prodotti lattiero-caseari ha subito un’accelerazione tale che i suoi effetti sono diventati devastanti ed osservabili in ogni scala d’osservazione. Io non sono nato nella notte dei tempi, solo un’ottantina di anni fa. E come ho fatto varie volte osservare, quando sono nato io la parola “osteoporosi” neanche appariva nei vocabolari. È la ben nota malattia che consiste nella trasformazione delle ossa che, per perdita di calcio, diventano porose. Nelle donne la manifestazione più frequente è la frattura del femore. Negli uomini è la caduta dei denti. Il latte (ed i latticini) vengono spacciati come generose fonti di calcio alimentare, ma in realtà latte e latticini sono alimenti “acidificanti”, e sottraggono calcio alle ossa e ai denti, invece che rifornirli di questo elemento, che è, tra l’altro, il quarto più abbondante sulla terra. Inoltre il latte è, di regola, parecchio indigesto, ed invece di invitare a non consumarlo, la tendenza è quella di colpevolizzare coloro che non lo tollerano, e a propagandare tipi di latte “ad alta digeribilià”. Le statistiche parlano chiaro: la crescita del consumo del latte non è accompagnata da nessun miglioramento, ma solo dal peggioramento di ogni tipo di statistica, dalla salute alla delinquenza, alla litigiosità, all’intolleranza religiosa ed ideologica. E persino il tracollo dell’economia mondiale e delle condizioni climatiche del pianeta seguono fedelmente l’aumento della diffusione del latte e dei latticini. I consumatori di latte e formaggi che si autoproclamano vegetariani, si autoconsolano affermando che: “Almeno noi non vogliamo la morte dell’animale, ci limitiamo a raccogliere quello che la mucca stessa produce come alimento”, secondo un’antica istanza induista. Sfortunatamente l’allevamento delle mucche da latte avviene nelle abituali atroci condizioni vigenti nell’industria per cui, per queste povere bestie, inutilmente sacrfiicate, la morte non sarebbe l’alternativa peggiore. Anzi, forse, una liberazione. Ed a proposito dell’atrocità degli allevamenti, non mancano i riferimenti ai campi di sterminio nazisti. E c’è l’insinuazione che il popolo tedesco, non ostante le unanimi dichiarazione, non ignorasse l’esistenza di quei campi. D’altra parte i sopravvissuti dei campi sono unanimi nell’affermare di essere stati abitualmente sorvolati dalle formazioni di due o tremila bombardieri anglo-americani che dalle basi di Francia e Inghilterra andavano ad atterrare in Romania, dopo aver sganciato il loro carico di bombe sulla Germania. E poi c’erano gli aerei da ricognizione e la caccia pesante che volava a volo radente per neutralizzare le difese antiaeree. Ed i prigionieri invocavano gli aerei alleati affiché bombardassero le loro prigioni: nel trambusto qualcuno di loro sarebbe fuggito e gli altri avrebbero trovato la pace della morte. In definitiva le atrocità dei campi di sterminio si convenne di rivelarle dopo la fine della guerra, come se questi fossero stati scoperti per caso, passando nelle vicinanze. Ebbene, gli pseudo vegetariani si rendano conto, prima che sia troppo tardi, che le atrocità degli allevamenti delle mucche da latte sono uguali alle atrocità degli allevamenti dei bovini da macello, ed è completamente inutile e controproducente manifestare indignazione, quando l’unica misura da adottare è semplice: astenersi dal consumo di latte e latticini. Non è facile, visto che la televisione e gli altri mezzi di comunicazione non fanno altro che esaltare le virtù di questo alimento, definito come necessario alla crescita dei bambini ed alla prevenzione dell’osteoporosi. Ma le stesse accuse di atrocità vanno rivolte ai produttori di uova. Anche qui le povere bestiole sono deprivate di tutte le funzioni vitali e costrette ad uno stato di perpetua gravidanza.

Quando l'Homo Necrofagus sarà estinto la Terra rifiorirà

Quando ero un ragazzino per diversi anni ho abitato in paese, ove anche noi avevamo un pollaio, in cui spiccava la figura fiabesca della chioccia guidatrice di una nidiata di pucini, che trovavano ricovero sotto la sua ala protettrice. Ridendo e scherzando la gallina riveste un ruolo del tutto singolare nell’ambito di tutta la storia naturale: se è ben noto il coraggio e l’abnegazione con cui ogni madre difende la sua figliolanza dalla tigre alla gatta, da mamma elefante a mamma cagnolino, la gallina guida, protegge e difende la figliolanza di tutto il pollaio, cioè di ogni pulcino nato dalle uova da lei covate, che non sono soltanto le sue proprie. Se qualcuno tra i grandi favolisti di tutti i tempi, da Perrault ai fratelli Grimm, da La Fontaine a Collodi, ad Andersen…avesse dedicato alla gallina l’enciclica “Mater et Magistra” avrebbe precorso di secoli quell’amore tra l’uomo e gli animali che, prima o poi, è destinato a trionfare. Ma le uova, a prescindere dal rapporto tra l’uomo e gli animali, fanno bene o fanno male? Il rosso d’uovo contiene una grande quantità di colesterolo, mentre il bianco ne è completamente privo. Tutti gli opuscoli, tutto il materiale informativo ufficiale relativo ad una sana alimentazione distribuito anche nelle scuole è concorde e tassativo nell’affermare che la quantità massima consentita è quella di due uova alla settimana per ogni individuo di ogni età. Questa quantità, se fosse rispettata, non sarebbe in grado di nuocere alla salute umana e non costituirebbe alcun periglio ambientale. Se venisse rispettata. E se venisse veramente rispettata il fabbisogno mondiale sarebbe facilmente coperto dalla produzione familiare sul tipo di quel pollaietto degli anni quaranta di quando la mia famiglia abitava in paese. E non ci sarebbe alcuna opportunità di istituire fabbriche dell’orrore in cui segregare questi innocui animaletti. Ma, invece che limitarsi a queste quote di sicurezza, il consumo mondiale è infinitamente maggiore, e le fabbriche dell’orrore lavorano a pieno ritmo anche sulle galline da cova! A questo punto concludo che sul capo di quell’esemplare della razza umana che va definito come “Homo Sapiens sed Inferior quia Necrofagus” convergono tutte le accuse di questo mondo: la sua macabra alimentazione ha determinato la degenerazione del caratterre umano cancellando ogni tendenza verso la fratellanza, tolleranza e cooperazione non solo a livello internazionale, ma raggiungendo persino il livello familiare. Questo significa che il nemico di ogni individuo di questa specie non sta solo oltre confine, ma si annida anche entro le mura di casa propria. Le statistiche sulla durata della vita in tutto il mondo sono in aumento per merito di tutti gli agi introdotti dal progresso. Quand’ero piccolo mia madre mi faceva indossare, sotto la camicia, due maglioni di lana a maniche lunghe, ed avevo sempre i geloni alle mani ed il naso che colava. Ma a vent’anni, quando ho conosciiuto mia moglie svizzera, che non portava nessun tipo di maglietta, anch’io ho smesso di colpo di ricoprirmi di lana ed ho immediatamente acquisito una salute di ferro, ma in quel ventennio a casa nostra avevano fatto ingresso l’acqua calda corrente ed i termosifoni. Sì, il progresso esiste e verrà il millennio in cui l’essere umano sarà signore dell’Universo conosciuto ed avrà debellato il suo vero nemico: la morte. Ma quell’essere umano non sarà il mangiacadaveri Homo Inferior quia Necrofagus, bensì un Homo Sapiens enim Superior quia Neotericus. In cui il vocabolo “Neoterico” è un termine pomposo, classico, neoclassico, romantico e verista che significa semplicemente “nuovo”, ma con l’implicito sostegno di vari attributi, come: attuale, moderno, innovatore, al passo con i tempi…ed anche: precursore, antesignano, vaticinatore. Si chiamavano neoterici, così li battezzò ironicamente Cicerone, i poeti latini del tempo di Cesare che ripudiavano le usanze degli antichi con tutti  i loro poemi epici scritti ad esaltazione degli eroi mitologici, mentre loro si dedicavano alla composizione di brevi ed eleganti poemetti, che si distinguevano per le loro triplici caratteristiche: brevitas, labor limae atque doctrina. E cioè: concisione, perfezione formale e sapienza (mitologica, geografica, linguistica e scientifica). Se il loro contenuto era lieve, nel senso che prendeva spunto non dalla venerazione di una dea ma dall’amore per la ragazza della porta accanto, e da fatti di cronaca ed anche da pettegolezzi e maldicenze invece che da tradizioni mitico-storico-epiche, la forma, come abbiamo detto, era impreziosita da un lungo lavoro di lima. Il maggiore di questi poeti è Catullo, l’unico la cui opera, in forma di una raccolta di brani di varia lunghezza, numerati da 1 a 107, è giunta sino a noi, mentre gli altri sono totalmente scomparsi, lasciando soltanto citazioni da arcane fonti e sporadici frammenti. Ebbene, per l’uomo neoterico che nasce quest’oggi ho pensato a lungo ad un decalogo che, come dice la parola stessa, è una raccolta di dieci comandamenti da osservare con scrupolo allo scopo di realizzare le finalità del movimento. Ne ho trovato subito uno, mentre gli altri nove li ho cercati invano. Ma poi ho capito che l’uomo neoterico non ha bisogno di un intero decalogo, ma di un solo comandamento che è questo:
 L’uomo è il fratello maggiore degli animali: li ama, li rispetta e li difende

Tradizionalmente l'uomo e gli animali si dividevano la fatica nei campi
(Giovanni Segantini: Ritorno al Villaggio Nativo)

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giovedì 28 luglio 2011

"The Nutcracker" (Lo Schiaccianoci): il trionfo della musica e del balletto

Di Marino Mariani
Il balletto Schiaccianoci

Che strano! Tradizionalmente pensavo che la musica sinfonica europea si fosse esaurita in Russia nella sequenza Tchaikovsky, Stravinsky, Prokofiew, Shostakovich, e che questi quattro autori fossero praticamente allacciati l’un l’altro, nel senso che ognuno di essi era nato prima che fosse morto l’altro, come a formare una sorta di catena umana. Sono andato a controllare ed ho trovato i conti perfettamente in ordine. Perché dunque rammaricarsene? Perché immaginavo che, rispettata la sequenza storica, Tchaikovsky fosse comunque più vicino a noi, un contemporaneo di Ravel, Debussy, Puccini, Mascagni…..Addirittura pensavo che fosse ancora vivo quando sono nato io (1929). Probabilmente, al tempo della mia nascita, ci deve essere stato qualche film o qualche evento che me lo faceva immaginare ancora vivo. Invece Peter (Piotr) Iliyich Tchaikovsky è nato nel 1840 ed è morto nel 1893. È morto, dunque, sette anni prima di Giuseppe Verdi, e la sua vita è contenuta in quella di Brahms (1833–1897), ma mentre Brahms mi sembra appartenere all’antichità classica, Tchaikovsky mi sembra un nostro contemporaneo, un vero specialista della timbrica e della dinamica orchestrale al pari degli impressionisti francesi, ma di loro più grandioso e più moderno.

Piotr Ilyic Tchaikovsky

Mi riesce impossibile collocare nel passato remoto un autore così….disneyano. Ebbene, tra le tante cose che vanno male nel nostro pianeta, una va benissimo, a gonfie vele, e cioè YouTube, che adesso sta soppiantando qualsiasi altra fonte di cultura musicale, ed ogni giorno fa passi da gigante con i suoi stivali dalle sette leghe. Io non so com’è nata YouTube, e come poi si è sviluppata. Mi sembra che l’idea fondamentale sia stata quella di aprire un canale telematico, i cui programmi fossero costituiti dai contributi stessi degli ascoltatori. In effetti, se andiamo a cercare su internet un po’ di storia di YouTube, leggiamo che l’idea fu proprio questa, e che il canale fu fondato e andò in onda (in rete) il 14 febbraio 2005 ad opera di tre individui definiti come “ex impiegati di PayPal”, e che nel novembre del 2006 fu venduto a Google per la somma di 1,65 miliardi di US$. Fermatevi un istante a riflettere sull’entità della somma introitata in meno di due anni, converrete che vale la pena di sapere qualche cosa di più a proposito di quei tre ex impiegati di PayPal. Essi erano Chad Hurley che aveva studiato “design” alla Indiana University of Pensylvania, Steve Chen e Jawed Karim colleghi nella facoltà di “computer science” della University of Illinois sita in Urbana-Campaign. Converrete anche che il movimento giornaliero delle visualizzazioni deve comportare cifre astronomiche, e senza entrare in maggiori particolari, che potrete rilevare su internet, sappiate che dai primi timidi contrtibuti provenienti da privati, ora sono presenti su YouTube interi programmi di qualità assoluta provenienti da stazioni radio-televisive di prima grandezza, della durata di una, due o più ore ininterrotte. Questo sconfinamento dai limiti tradizionali di YouTube ha aperto nuovi orizzonti nel panorama della conoscenza della musica. Finora conoscevo le opere di Tchaikowsky che consideravo “classiche”, come i concerti per pianoforte o per violino e orchestra, le sinfonie, mentre consideravo marginali le altre opere di Tchaikovsky come le sue opere liriche e le sue musiche per balletti. Bene, non dico che sia vero esattamente il contrario, ma in effetti la musica da ballo di Tchaikovsky è veramente la specialità in cui giustamente viene considerato il “numero uno” al mondo (il “numero due” sarebbe Giuseppe Verdi con i ballabili dalle sue opere). Ma in genere la musica da ballo di Tchaikovsky è conosciuta per le “suite” dei suoi balletti, che sono brevi campionari delle composizioni da teatro che durano anche più di due ore. Che pertanto non vengono mai eseguite per intero nei concerti, né offerte integralmente nei cataloghi dei dischi. E così io, che ho passato la vita ad ascoltare la musica e a collezionare cataloghi di tutte le case discografiche; a leggere libri di esegesi musicale; ad informarmi con ogni mezzo su ogni aspetto musicale che meritasse di essere stampato sulle riviste da me pubblicate o alle quali collaboravo, ebbene, nella posizione da me descritta, non ho mai ricevuto l’invito a considerare con maggiore attenzione l’intera opera di Tchaikovsky. In effetti, a commento dei brani dello Schiaccianoci inseriti nel film Fantasia di Walt Disney, Deems Taylor, che era il curatore musicale del film, disse che ormai lo Schiaccianoci per intero non veniva più eseguito.


Emissione filatelica russa per lo Schiaccianoci

Tchaikovsky, a parte i brani da concerto che ho ricordato, pur essendo il re indiscusso della musica dei balletti, veniva considerato, musicalmente parlando, un relitto del passato, come se tutti i suoi balletti avessero un valore a parte, riservato a circoli eccentrici, estranei al mondo musicale. E la storia dello Schiaccianoci starebbe a confermare questa teoria: la musica per quel balletto fu composta negli anni tra il 1891 e il 1892 (l’autore morì l’anno dopo). Il balletto stesso fu commissionato dal direttore del Teatro Imperiale di Sanpietroburgo al coreografo e maestro del Balletto Imperiale Marius Petipa ed al musicista Tchaikovsky, mentre il libretto fu tratto dal racconto di E.T.A. Hoffmann "Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi", in una versione raddolcita dovuta ad Alessandro Dumas. Petipa preparò il libretto col suo assistente Lev Ivanov, fornendo a Tchaikovsky lo scenario del balletto con i ritmi, il numero delle battute e il tempo per ogni danza. Il testo di internet che stiamo consultando, e praticamente tutti gli altri relativi a questo argomento, asseriscono che Tchaikovsky, nel 1891, sentì a Parigi un nuovo strumento musicale denominato Celesta di recente invenzione e lo volle inserire nello Schiaccianoci come tema per la Fata Confetto, ma io non credo a questa versione, perché in realtà Tchaikosky conobbe la Celesta durante un giro di concerti in America, e ne acquistò un esemplare che portò in Europa, proprio nel 1891, e lo tenne celato per non farsi rubare l’idea dai suoi colleghi e concorrenti. E fece esordire questo strumento, con grande sorpresa e meraviglia da parte di tutti, proprio nello Schiaccianoci.

La Celesta di Auguste Mustel


Ciò lessi in un libro tanti anni fa, e se lo ritrovo ne citerò il titolo. Comunque esiste una variante abbastanza credibile: Tchaikovsky conobbe la Celesta negli Stati Uniti, se ne innamorò e pensò di inserirla nello Schiaccianoci. Allora scrisse al suo editore di acquistarne un esemplare, ma di tenerlo nascosto perché nessuno conoscesse questa sua arma segreta. La prima rappresentazione ebbe luogo il 18 dicembre 1892 nel Teatro Mariinskij di Sanpietroburgo sotto la direzione del compositore italiano Riccardo Drigo. La Fata Confetto era la ballerina italiana Antonietta Dell’Era. Il ruolo di Clara era interpretato da una bambina della scuola di ballo del teatro. La critica (russa) non fu favorevole: i critici musicali lo rimproverarono come un compositore orchestrale che si era abbassato a comporre musica per un balletto, mentre i critici di danza trovarono la sua musica troppo sinfonica ed impossibile da ballare. In Europa lo Schiaccianoci fu presentato per la prima volta a Londra nel 1934 al Saddler’s Wells, ed alla Scala di Milano nel 1938. Ebbene, la storia dello Schiaccianoci dimostra che la composizione, se alla fine ha avuto un successo universale come balletto, è stata sempre sottovalutata dal punto di vista musicale, ma con l’istituzione di YouTube, ed in virtù dei suoi recenti, quotidiani sensazionali sviluppi, la situazione è radicalmente cambiata. Io sono rimasto fulminato quando mi sono imbattuto in una versione da concerto dello Schiaccianoci della durata ininterrotta di oltre un’ora e mezza. Non avrei mai creduto che lo Schiaccianoci fosse così lungo, e, naturalmente, l’ho subito voluto ascoltare, e mi è sembrato di nascere una seconda volta, non solo per la bellezza della musica, ma per l’esecuzione, per la qualità del suono e della visione. Il sogno di un antesignano cultore dell’Alta Fedeltà, qual io sono, si avverava in proporzioni inimmaginabili con una musica composta ad hoc, fatta apposta per spaziare su ogni sfumatura timbrica e dinamica compatibile con le leggi dell’Acustica, la Fisica del Suono.

Yannick Nezet-Seguin

E nessun altro brano musicale avrebbe potuto consentire un’analisi così completa, perché Tchaikovsky, per questo balletto dedicato sostanzialmente ai bambini, dove non esistevano ha creato strumenti musicali appositi o congegni comunque destinati ad evocare suoni e rumori fiabeschi, che costituiscono il più completo dei test cui sottoporre una moderna apparecchiatura elettronica della categoria Teatro in Casa. Per i cultori dell’Alta Fedeltà l’ascolto di questo Schiaccianoci costituisce non solo il test definitivo del loro impianto, ma un godimento senza limiti, visto che il segnale digitale non si degrada con l’uso. L’esecuzione delle meraviglie che mi ha portato alla scoperta della vera natura dello Schiaccianoci è quella dell’Orchestra Sinfonica di Rotterdam diretta da Yannick Nezet-Seguin, un giovanotto che dirige con estremo vigore ed entusiasmo, mimando la musica come se il balletto fosse lui in persona. Mi fa pensare ad una esecuzione di Dafni e Clöe di Ravel che vidi alla televisione tanti anni fa, diretta da un Riccardo Chailly pantomimo che dava vita ad uno spartito (vivacemente) animato da rendere superflua la presenza dell’orchestra. Tutta l’orchestra di Rotterdam è fatta di bella gente, che risponde con prontezza alle esortazione del direttore, che non manca di congratularsi, alla fine di ogni brano, come fanno le squadre di pallavolo ogni volta che segnano un punto. Ma se cado nel folklore rischio di dimenticare di dirvi per quale ragione lo Schiaccianoci mi è sembrato una grandissima musica. Ebbene, ora noi siamo abituati a sinfonie e sonate costruite con la sintassi tedesca, che vuole che alla presentazione di un primo tema segua quella di un secondo tema, e poi dallo sviluppo, il tutto condito da infiniti ritornelli. Il contrario delle sonate di Scarlatti, che consistono nel continuo irrompere di nuovi temi e di modulazioni, il tutto senza sviluppo e con pochi ritornelli. Ebbene, lo Schiaccianoci sembra una grande sinfonia alla Scarlatti: una successione di brevi quadri, un afflusso continuo, ininterrotto, torrenziale di motivi sempre nuovi, caratterizzati non tanto da modulazioni tonali quanto timbriche. Per la prima volta invece che la mente dell’autore si sente, anzi si sentono, tutti i timbri dell’orchestra, si distinguono le voci degli strumenti. Ma non è neanche giusto dire semplicemente che si distinguono le voci degli strumenti: questa volta non sono gli strumenti che cercano di interpretare le note dello spartito, ma sono invece le note che interpretano le voci degli strumenti! Non è l’orchestra che cerca fedelmente di dar vita alle intenzioni dell’autore, ma, in un certo senso, è lo spartito che si fa da parte e lascia il campo libero alla voce, alle infinite voci dell’orchestra. Oltre che degli strumenti tradizionali, l’orchestra si avvale di dispositivi appositamente costruiti, oppure fuori del comune, inseriti nell’orchestra.

Lo Schiaccianoci di Nureyev al Covent Garden di Londra

Sin dal principio al fianco dei clarinetti, si nota un’avventente signora bionda, aristocratica ed elegante con occhiali futuristici e lunghi orecchini, che suona uno strano strumento che non avevo mai visto, stretto e lungo non meno di un metro, con un’imboccatura a collo di cigno, un terminale a tromba di sassofono ed una voce di contralto profondo come Fedora Barbieri quando nel duetto con Falstaff pronuncia il famoso “Reverenza”! Dopo molte ricerche ho individuato quello strumento: fa parte della famiglia dei clarinetti e si chiama “basset” in inglese, dall’italiano “corno di bassetto”. A dire la verità, alla voce “corno di bassetto” corrispondono anche altri strumenti, molto somiglianti, ma non coincidenti con quello dell’orchestra di Rotterdam. Lo strumento in questione si chiama anche “clarone”, mentre io, nel frattempo, l’avevo chiamato “controclarinetto” o “bassone”. La sua aristocratica suonatrice, con cui stringerete amicizia perché appare spessissimo in primo piano piano, ha in sé una sfumatura di alterigia che mi ha fatto pensare a Madre Reuter (pronuncia Roiter), la dottissima Madre Generale di un ordine di suore che folleggiano in una serie televisiva tedesca. Costei, all’esame per la patente di guida, quando la chiamano “dottoressa” li corregge: “dottoressa dottoressa” perché aveva due lauree. E così la nostra suonatrice di “bassone” io la chiamo “contessa contessa”, e voi, forse, farete lo stesso. Il più bello ed elegante dell’orchestra è senza dubbio un giovane di stanza al centro della formazione dei contrabbassi, che sembra esaudire l’implorazione (anni 60) di don Marino Barreto junior al pittore, cui chiede: “Tra gli Arcangeli ti prego / Metti un angioletto negro”. Sempre nel gruppo dei contrabbassi, in alto a sinistra, è situata una esecutrice vestita spartanamente e dalle maniere molto pratiche e spiccie, che mi ha fatto esclamare: “Guarda, la donna delle pulizie è venuta a dare una mano ai contrabbassi”! Da una trasmissione televisiva sul folklore trecentesco ho appreso questa denominazione per le donne insigni dotate di particolari virtù: “Madonne di Contrada”. Ebbene, le due celestiali e serene signore bionde che suonano l’arpa meritano senz’altro il titolo di “Madonne d’Orchestra”. Vedendo il filmato per la seconda o terza volta apprezzerete la timida, delicata e… piacente professoressa titolare del secondo fagotto. Ma la stella delle stelle è senz’altro la benefica, serafica, salvifica sorella suora di Mary Poppins che fa il suo ingresso sulla scena quando appare alla tastiera della Celesta Schiedmayer nella danza di Fata Confetto esattamente all’istante 1h22’01”. Ad aggiungere gaudio al tripudio generale, sorella Poppins duetta con la sua Celesta nientemeno che con la “contessa contessa” ed il suo bassone dalla voce di Fedora Barbieri, ed assistiamo così al brano più grazioso di tutta la storia della musica. Con la Celesta Tchaikovsky ha giocato benissimo le sue carte. Questo strumento è stato brevettato nel 1886 da Auguste Mustel, ed ora è fabbricato unicamente dalla ditta Schiedmayer di Stoccarda, che produce strumenti a tastiera dal 1735. Ultimamente è sorta una disputa tra la Schiedmayer, ereditaria del brevetto originale di Mustel, e la Yamaha, che ha prodotto uno strumento simile che, però, confrontando i brevetti, va considerato come un “Glockenspiel” a tastiera, non come una vera Celesta di Mustel.


Lo Schiaccianoci al teatro Mariinskij


Ma ora accostiamoci allo Schiaccianoci da teatro, cioè al balletto vero e proprio. Uno straordinario colpo di fortuna è stato quello di trovare una esecuzione completa ininterrotta introdotta su YouTube il 14 gennaio di quest’anno (2011) : si tratta nientedimeno che della versione televisiva di una storica esecuzione avvenuta il 10 febbraio 1968 al teatro Covent Garden di Londra (il Teatro di Sua Maestà) interpretata da Rudolf Nureyev e Merle Park, tutti i particolari contenuti nei titoli di testa e di coda. Ed arrivati a questo punto io taccio e mi godo lo spettacolo insieme a voi, perché è la prima volta che assisto all’esecuzione di un balletto classico. Però mi è rimasto il dono della vista e dell’udito, facoltà che mi consentono di constatare la prevalenza della visione sul suono nella percezione del realismo di un evento. Ed infatti la musica di Tchaikovsky, che avevo percepito come avveniristica, qui, al cospetto dell’azione scenica, si ricontestualizza. E siccome l’azione scenica è di tipo ottocentesco, la musica di Tchaikosky si trasforma in un delizioso accompagnamento….ottocentesco, senza perdere un alcunché del suo valore musicale. Il fatto è che lo Schiaccianoci sinfonico è uno spettacolo del tutto distinto, e persino alieno, dallo Schiaccianoci teatrale: lì è la musica, qui è il balletto. Comunque la nostra fortuna non finisce qui: le esecuzioni integrali, diverse delle quali ininterrotte, reperibili su internet, sono addirittura numerose! Una di esse, interpretata da Michail Baryshnikov, richiede però una speciale parola d’ordine da parte della Sony, che dichiara di esserne proprietaria. Pertanto, volendo presentare anche una versione più moderna dello Schiaccianoci, m’è sembrata ideale quella del Teatro Mariinsky di Sanpietroburgo, il teatro che fu…teatro della prima rappresentazione dello Schiaccianoci. Questa esecuzione televisiva, effettuata in collaborazione con France 3, risale all’anno 1994, ma è stata caricata su YouTube soltanto il 16 aprile 2011, quindi poco tempo fa, il che dimostra quali poderose innovazioni sta introducendo YouTube in questi ultimi tempi, e penso che entro poco tempo ancora questa istituzione potrà considerarsi la biblioteca assoluta per l’intero sistema solare. Anche in questo caso vi dirò che la parte di Masha e della Principessa è affidata a Larissa Lezhnina e quello dello Schiaccianoci e del Principe a Victor Baranov, e lo faccio solo per farvi notare che, rispetto al testo originale di E.T.A Hoffmann e alla tradizione occidentale, in cui la bambina protagonista della favola si chiama Clara, questa volta viene chiamata Masha. Il resto lo potete leggere sui titoli di testa e di coda.

La bambola Barbie nel Nutcracker della Universal Pictures

Noterete che buona parte del pubblico è formata da bambini, e con ciò va ricordato che quest’opera è specificamente dedicata ai bambini. Quindi sarà bene includere nella nostra rassegna il cartone animato della Universal Pictures che ha come protagonista la bambola Barbie della Mattel. Il film “Barbie e lo Schiaccianoci” è stato realizzato utilizzando le tecniche CGI e mocap, sigle che significano, rispettivamente Computer Generated Imagery (Immagini Create al Computer) e motion capture (cattura del movimento). La “cattura del movimento” utilizza come punto di partenza modelli reali in movimento, ed in effetti, per tutte le scene di danza presenti nel film, sono elencati i componenti del New York City Ballett che sono serviti da modello. Il film (del 2001) è realizzato con una fenomenale dovizia di mezzi ed i risultati sono veramente straordinari. Tanto gli effetti visivi, quanto gli effetti sonori, raggiungono lo scopo di apparire avveniristici, di conseguenza la musica di Tchaikovsky torna a ricontestualizzarsi di nuovo, quindi torna ad assumere sembianze avveniristiche, come l’avevo descritta sin dal principio. La storia viene descritta come vagamente echeggiante le vicende di un racconto di E.T.A. Hofmann, ma in realtà è molto fedele al racconto originale, ed in pratica solo da questo film d’animazione è possibile conoscere, dal principio alla fine, la storia dello Schiaccianoci. Si noti che questo film non è destinato alla proiezione nei cinema, ma alla sola distribuzione in DVD per la visione al computer. Un’ultima nota, e questa è un vero e proprio contrattempo: la versione italiana del film reperita su YouTube è estremamente carente nell’immagine che, oltre ad essere a bassa risoluzione, presenta una deformazione verticale. Io la pubblico, perché serve a capire i dialoghi, ma pubblico anche la versione inglese che è stupefacente, in senso positivo, sotto ogni aspetto. Facendo un rapido conto, mi sembra che questo articolo comprenda non meno di otto ore di spettacolo, e sarà sicuramente la gioia dei grandi, ma specialmente dei piccini.













(Foto Bing Google di pubblico dominio. Video YouTube. Click per ingrandire)